Trump, la deputata del Pd: “La sua vittoria una tragedia peggiore del terremoto”

La provocazione della deputata del Pd. «Questa elezione è una tragedia, non potevamo avere una notizia più brutta, l’unica cosa che ci può aiutare è pensare che il 2016 è un anno bisestile. Incredibile, una disgrazia dopo l’altra. Per me l’elezione di Trump è peggio del terremoto francamente».

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Lo ha detto Ileana Argentin, deputata del Partito Democratico, questa mattina ai microfoni di Radio Cusano Campus, secondo quanto riferisce l’emittente. «Il governo di Obama è stato straordinario. Trump ha dimostrato di essere razzista, lontano dalla quotidianità e dalla normalità del vivere comune, quindi è un pò un essere che scende con i suoi milioni di dollari in un Paese. Con il potere che avrà combinerà tanti guai anche se mi auguro che poi tutto rientri in una situazione di normalità. All’elezione di Trump non riesco ancora a credere. Trump potrebbe essere una vera e propria miccia che con facilità metterà i fucili in mano alla gente. E la cosa che mi manda in follia è che gli americani ancora una volta credono che tutto si possa cambiare con l’arroganza, con chi grida più forte», aggiunge la deputata dem. Argentin, infine, vede somiglianze tra Trump e Grillo: «L’arroganza li accomuna, così come il fatto di gridare sempre contro qualcuno senza mai proporre qualcosa. E poi non sanno mediare. Chi non sa mediare può comandare ma non certo amministrare».  M5S, “PEGGIO DI TERREMOTO? IL PD HA PERSO LA TESTA…” «Apprendo dalle agenzie che secondo la deputata del Pd Ileana Argentin »l’elezione di Trump è peggio del terremoto«. Spero umanamente che questa frase non sia vera e che venga prontamente smentita perché, in caso contrario, sarebbe davvero sconvolgente. Qualcuno ha perso la testa». Così in una nota la deputata marchigiana M5s, Patrizia Terzoni. «Sono di Fabriano – prosegue – e insieme a tanti miei corregionali e cittadini delle altre regioni colpite stiamo vivendo settimane terribili, nel costante terrore che la terra torni a tremare. Abbiamo avuto quasi 300 morti, decine di migliaia di sfollati, persone che hanno perso tutto, territori azzerati. Davvero è anche difficile trovare gli aggettivi giusti per definire queste dichiarazioni».

M. Elena Boschi e il “discreto” tubino grigio

E’ partita la campagna per il referendum sulle modifiche alla costituzione. E il premier Renzi, in difficoltà, ha deciso di mandare in prima linea i suoi pezzi da novanta. Tra questi c’è anche la ministra Maria Elena Boschi, che della riforma è la madrina (la legge porta il suo nome). Il primo banco di prova di quello che sarà un tour de force per Maria Elena Boschi è stato il salotto di “Porta a Porta”.

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Il suo contraltare era Stefano Parisi. Un duello fatto di botta e risposta che politicamente si è concluso con un pareggio. Ma sui social, che si sa sono più frivoli, il dibattito si è concentrato sulla mise della ministra. Il suo tubino grigio e il tacco dodici hanno focalizzato l’attenzione del pubblico. La ministra lo indossava già la mattina, quando con il ministro Martina siglava l’accordo per la vendita del tabacco italiano.
Quel vestito non è passato inosservato nemmeno nei giorni scorsi. Maria Elena Boschi lo ha già messo in mostra in diverse occasioni, la più recente durante il viaggio istituzionale in Sudamerica, anche lì per presentare la sua riforma.
Grigio (un colore neutro che la Boschi ha sempre apprezzato), sagomato ma senza scollatura, un accenno di manica sulla spalla: femminile ma discreto. Analizzando bene quel vestito possiamo scoprire che si tratta di un abito Zara alla portata di tutti. Meno di 50 euro: 39,95 per l’esattezza. Una cosa che un po’ sorprende dato che in diverse occasioni Maria Elena Boschi aveva fatto sfoggio di dettagli non proprio a buon mercato (pensiamo al vestito Emilio Pucci indossato in Senato o alla Louis Vuitton da 1.400 euro che aveva a Villa d’Este e le varie Prada e Fendi).
La riforma Boschi punta molto sullo snellimento della burocrazia, sui risparmi per il Paese. E visto l’utilizzo di abito a buon mercato, riutilizzati spesso e volentieri, non vorremmo che la ministra abbia voluto applicare su se stessa la legge.

Daniela Santanchè al mare con il nuovo compagno, si sdraia sul lettino e i paparazzi ne approfittano

Daniela Santanchè si gode il mare durante la sua vacanza a Marina Di Pietrasanta insieme al nuovo compagno Dimitri D’Asburgo Lorena.

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Sigaretta in mano, occhiali da sole e cappello in testa si sdraia sul lettino solare e il paparazzo cattura alcune foto imbarazzanti. Il dettaglio hot nell’obbiettivo della macchina fotografica. Non è la prima volta che l’esponente politica viene immortalata così dai paparazzi. Settimane fa i fotografi avevano catturato anche un piccolo incidente in spiaggia durante il quale il costume aveva ceduto lasciando intravedere il seno.

Boschi, il ministro sorprende con un audace look da red carpet

Un’audace scollatura su un vestito nero e lungo da vera star delle passerelle di moda.

Premiere de "La Traviata" al teatro dell'Opera con i costumi di Valentino Garavani

Parentesi glamour per il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi che per qualche ora ha lasciato da parte le polemiche politiche e si è presentata alla prima de La Traviata al teatro dell’Opera di Roma con a fianco il candidato sindaco di Roma del PD Roberto Giachetti sfilando appunto con un look elegante ma decisamente inusuale per un ministro e che ha lasciato sorpresi molti dei presenti.

Gonna birichina, il ministro Boschi tradita dalla cellulite

Era già successo la scorsa estate, quando si era goduta qualche giorno di relax sulle spiagge di Marina di Pietrsanta in Versilia nella sua Toscana.

Assemblea Nazionale Confcooperative

I paparazzi l’avevano immortalata in bikini puntando il dito su qualche chiletto di troppo e il più diffuso inestetismo femminile sulle gambe.Si è ripetuto qualche giorno fa a Roma ospite all’Assemblea Nazionale Confcooperative insieme ai colleghi Maurizio Martina e Beatrice Lorenzin. Seduta in prima fila, complice un tailleur corto color viola, il ministro delle Riforme Maria Elena Boschi ha messo in evidenza la tanto temuta dalle donne cellulite sulle cosce.

La candidata a sindaco di Roma Virginia Raggi infiamma lo studio, sexy minigonna in tv

Virginia Raggi non è certo passata inosservata durante l’intervista a SkyTg24 di Maria Latella. La candidata per il Movimento 5 Stelle come sindaco di Roma ha indossato una minigonna che è stata molto apprezzata dal pubblico, dai social e dalla stessa regia (viste le inquadrature).

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La candidata non ha certo perso la concentrazione e ha parlato dei problemi di Roma, dallo scandalo “Roma Capitale” ai problemi delle amministrazioni precedenti.
Poi parla di Renzi e delle sue affermazioni: «Adesso Renzi minaccia di far fallire Roma se il sindaco non è Giachetti? La trovo una manovra elettorale bassa e bieca». Difende poi la Meloni e la decisione di volersi candidare anche se incinta: «Io quando ero incinta ho lavorato fino alla settimana prima del parto. Credo sia una decisione personale di ogni donna sulla quale nessuno, tranne il suo ginecologo, deve mettere bocca. Se lei sente che questo va bene per lei, va bene così».

Maria Elena Boschi si toglie la giacca durante un discorso, ecco cosa succede

Maria Elena Boschi interviene durante la scuola di formazione del Pd.
Durante il suo discorso il ministro dei Rapporti col Parlamento si toglie la giacca e per tutta la sala si diffonde un forte brusio. La Boschi però prontamente risponde: “Ragazzi mi sono solo tolta la giacca, mica sono rimasta nuda”, tra l’imbarazzo generale.

Unioni civili: Boschi, quando ho firmato mi tremava la mano

«Fa un po’ caldo, anche senza giacca va bene lo stesso. Non sono rimasta nuda, sono vestita!». Contina il ministro mentre parla alla scuola di formazione politica.«Ragazzi, non sono rimasta nuda, sono vestita, ho solo tolto una giacca, tranquilli, non vi spaventate!», dice sorridendo prima di proseguire nel suo discorso. Durante il suo discorso il ministro dei Rapporti col Parlamento si toglie la giacca e per tutta la sala si diffonde un forte brusio. La Boschi però prontamente risponde: “Ragazzi mi sono solo tolta la giacca, mica sono rimasta nuda”, tra l’imbarazzo generale.

“Se avessi un figlio gay gli darei fuoco”: consigliere leghista choc, bufera in Liguria

Ancora polemiche sulla questione delle unioni civili, anche omosessuali, e sulle adozioni gay. Il consigliere regionale della Lega Nord Giovanni De Paoli avrebbe usato parole choc sui gay, secondo quanto riferito dal presidente genovese dell’associazione Agedo Giovanni Vianello. «Se avessi un figlio omosessuale lo butterei in una caldaia e gli darei fuoco», avrebbe detto, rivolto ad un gruppo di genitori di ragazzi omosessuali a margine di una audizione presso la commissione regionale salute e sicurezza sociale.

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«Mi si è gelato il sangue – ha detto all’ANSA Vianello – mi è venuta la pelle d’oca e ho pensato subito ai lager nazisti». «Eravamo andati in commissione per presentare le problematiche di noi genitori di figli omosessuali – ha spiegato ancora Giovanni Vianello -. Al termine della audizione c’è stato un battibecco tra un gruppo di genitori e il consigliere. A un certo punto il padre di un ragazzo omosessuale gli ha chiesto cosa avrebbe fatto se avesse avuto un figlio omosessuale. Lui si è girato per andarsene ma prima ha detto quella frase terribile». Secondo quanto riferito da Giovanni Vianello, la frase è stata pronunciata davanti ad altri due genitori, Manrico Polmonari e Stefania Gori. «Non so cosa faremo, potrebbe starci anche una denuncia, in fondo quel signore rappresenta una istituzione. Ma ripeto, io sono rimasto di sasso, mi è salito un brivido lungo la schiena. Non ho saputo rispondere».

“HO DETTO: NON LO BRUCIO…” Lui nega tutto. «Un grande polverone sul niente, come troppo spesso avviene quando si parla del centro destra italiano, vittima di pregiudizi evidentemente duri a finire. Non ho mai detto la frase che mi è stata erroneamente attribuita dagli organi di stampa, peraltro non presenti all’evento in questione. Al contrario la mia frase era esattamente opposta e nello specifico ‘se avessi un figlio gay non lo brucerei nel fornò», ha scritto in una nota il consigliere De Paoli.  «Qualche orecchio malizioso ha voluto cancellare il »non«, cambiando il senso completo delle mie dichiarazioni – ha scritto ancora De Paoli -. Viene troppo facile pensare che qualcuno abbia voluto colpire chi ha accompagnato il gonfalone della Regione Liguria al Family Day, trasformando un contributo nobile in un intervento becero, quanto inesistente. Se qualcuno si è sentito colpito da parole che non ho, ripeto, non ho detto, mi scuso comunque. Certi metodi di condurre o montare ad arte un episodio inesistente qualificano chi lo fa e sono lontani dal mio modo di intendere la politica e il mio impegno civico».

LE OPPOSIZIONI: SI DIMETTA Le opposizioni in Consiglio regionale in Liguria chiedono le dimissioni di Giovanni De Paoli, dopo le affermazioni del consigliere del Carroccio sui figli gay. «Le parole del consigliere De Paoli sugli omosessuali si commentano da sole per la loro gravità inaudita», ha affermato il capogruppo del Pd in Regione Raffaella Paita, secondo la quale il governatore Giovanni Toti «dovrebbe prendere immediatamente le distanze da simili affermazioni e da De Paoli». «O De Paoli smentisce in maniera netta di aver pronunciato quella frase orribile e prende le distanze da una posizione del genere oppure si dimetta immediatamente dalla sua carica, con tanto di pubbliche scuse sue e del suo partito», ha detto Francesco Battistini, portavoce del MoVimento 5 Stelle ligure. Gianni Pastorino di Rete a sinistra ha inviato una lettera al presidente del Consiglio regionale Francesco Bruzzone e, per conoscenza, a tutti i capigruppo delle forze politiche presenti in Regione per chiedere di «accertare le gravissime affermazioni riportate dagli organi di stampa».  «Qualora rispondessero al vero, chiediamo un intervento che porti alle dimissioni del consigliere De Paoli dal Consiglio Regionale della Liguria, perché, a nostro giudizio, non più idoneo a rappresentare le delicate funzioni di rappresentanza sociale che noi siamo chiamati a svolgere quotidianamente», ha detto…

Statue coperte per Rohani, è bufera politica. Il ministro Franceschini: “Incomprensibile”

Quella di coprire le statue dei Musei capitolini, in occasione della visita a Roma del presidente iraniano Hassan Rohani, è stata una «scelta incomprensibile». Lo ha detto il ministro per i beni culturali, Dario Franceschini, parlando con i giornalisti al termine della visita di Rohani al Colosseo. Su quanto accaduto ai musei capitolini è ormai polemica: Renzi non ha nascosto la sua ira parlando di «eccesso di zelo». Dal canto suo, Rohani ha liquidato la questione come un «caso giornalistico», lodando l’ospitalità dell’Italia.«Penso che ci sarebbero stati facilmente altri modi per non andare contro alla sensibilità di un ospite straniero così importante senza questa incomprensibile scelta di coprire le statue», ha aggiunto il ministro Franceschini spiegando: «Non era informato né il presidente del Consiglio né il sottoscritto di quella scelta di coprire le statue».

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UN CASO POLITICO È diventata un caso politico la decisione di coprire alcune antiche statue di nudi dei Musei Capitolini in occasione della visita del presidente iraniano Hassan Rohani: diversi esponenti politici l’hanno definita ‘Roba da matti’, ‘oscurantismo’ ‘sudditanza culturale’, ‘vergogna’, ‘censura’, e hanno chiesto: ‘Matteo Renzi spieghi’. E la vicenda ha trovato eco anche su importanti media internazionali, in alcuni casi con malcelata ironia. In Francia, ad esempio, Le Figaro online ha prontamente ricordato il detto: «a Roma fai come i romani», per poi però aggiungere che «l’antico adagio sembra aver sofferto delle eccezioni nel corso della visita del presidente iraniano nella città eterna», perche’ «delle statue di nudi sono state mascherate» per evitare imbarazzi. Oltremanica ci ha pensato the Guardian a riferire la vicenda, scrivendo nel suo titolo che «Roma copre le statue di nudi per evitare al presidente iraniano di arrossire».E Bbc News ricorda pure che «l’Italia ha anche scelto di non servire vino nei pranzi ufficiali, un gesto che la Francia, dove Rohani andrà poi, si è rifiutata di compiere». E anche negli Usa, Newsweek ha scritto che «Roma copre le statue di nudi per rispetto a Rohani», e parla anche di «ulteriore rispetto» a proposito del vino. Ma al di la delle ironie all’estero, è in Italia che la vicenda ha innescato un’aspra polemica, che viaggia anche sui social network, con l’hashtag #Rouhani che si è rapidamente imposto tra i piu’ popolari. E tra i commenti più infuocati ci sono quelli del leader della Lega Nord Matteo Salvini, secondo cui «Renzi accoglie con tutti gli onori il presidente dell’Iran, lo stesso ‘signore’ che vorrebbe eliminare Israele». E aggiunge che «per la visita degli iraniani sono state »coperte« da pannelli bianchi alcune statue con nudi dei Musei Capitolini, per rispetto… Roba da matti». «Un improvvido eccesso di zelo che rischia di mettere anche il presidente Rohani in una posizione imbarazzante», ha attaccato anche l’ex segretario Pd Pierluigi Bersani. La copertura delle statue dei musei capitolini per la visita di Rohani «non è rispetto, è annullamento delle differenze o addirittura sottomissione», ha dal canto suo affermato il deputato di Forza Italia Luca Squeri. E il suo collega di partito e presidente della Liguria Giovanni Toti rincara la dose affermando che «coprire le nostre opere d’arte è rinnegare la nostra cultura. Di questo bisogna vergognarsi, non del ‘nudo’». Gianluca Peciola, esponente di Sel, ha invece lanciato una petizione per chiedere al presidente del Consiglio «spiegazioni immediate ed ufficiali su una scelta che – dice – consideriamo una vergogna e una mortificazione per l’arte e la cultura intese come concetti universali». Il presidente di Fratelli d’Italia, Giorgia Meloni, parla di un «livello di sudditanza culturale di Renzi e della sinistra» che «ha superato ogni limite di decenza», mentre Fabio Rampelli, del suo stesso partito, sostiene che coprire le statue e’ stata una «scelta degna del peggiore terrorista islamico». A cercare di stemperare un po’ l’atmosfera (o forse no) e’ arrivata l’Associazione radicale Adelaide Aglietta. «A giugno dello scorso anno (non del secolo scorso), solo sette mesi fa, sempre ‘per rispetto’ – spiegano i radicali – vennero coperti i manifesti della mostra di Tamara de Lempicka per la visita del Papa nella laica (si fa per dire) Torino. Allora nessuno si scandalizzò, oggi nessuno lo ricorda».

FI, dopo Ravetto tocca a Comi: “Di nuovo single, torno sul mercato”. E attacca la “lobby gay”

“Sono di nuovo single: sono tornata sul mercato”. La dichiarazione ufficiale è dell’eurodeputata di Forza Italia Lara Comi.

MILANO - TRASMISSIONE TV ICEBERG

L’annuncio della fine di una liason sentimentale da parte di una donna impegnata in politica non è più un novità, viste le esternazioni via web di altre sue colleghe di partito, ma quello di Lara Comi è il primo a fare esplicito riferimento al “mercato”. Ma nel caso in questione non può stupire il richiamo alle regole della domanda e dell’offerta da parte di una laureata in economia, probabilmente seguace del famoso liberista Friedrich Hayek. Così l’europarlamentare azzurra può confidare a Un Giorno da Pecora, in un contesto marcatamente “mercatista”, che “non è andata a buon fine con il mio ex” e quindi di essere di nuovo su piazza. Peccato però che, per la 32enne e graziosa Lara, la piazza da lei più frequentata è quella del Parlamento europeo di Bruxelles dove – riferisce sempre la Comi a Rai2 – “c’è una lobby gay molto forte”.