Corea del Nord, la soldatessa choc: «Stupri e violenze, non avevamo più il ciclo»

Dopo il caso del disertore nel cui addome è stata trovata un’intera colonia di parassiti, arrivano nuove rivelazioni sulle condizioni di vita dei militari nordcoreani, soprattutto sulle donne. Stupri, violenze di ogni genere e «addestramenti talmente duri che nessuna di noi aveva più il ciclo».

soldatesse-nordcoreane-jpeg

È questo il racconto di Lee So Yeon, che per sette anni ha fatto parte dell’esercito di Kim Jong-Un, dopo essersi arruolata volontariamente.
Le donne erano costrette a ogni tipo di violenza, dovevano effettuare gli stessi allenamenti degli uomini, ma in più anche cucinare e pulire. Lee So Yeon, 41 anni, ha deciso di parlare solo ora, dopo che le notizie sulla povertà, malnutrizione e condizioni igieniche più che precarie del paese, iniziano a filtrare. Arruolatasi a 17 anni, Lee So Yeon ha raccontato la giornata tipo di una donna militare al servizio della causa di Pyongyang. «Nelle nostre camere c’erano le foto di Kim Jong-Un e del nonno Kim il-Sung. «Non avevamo a disposizione acqua calda, solo un tubo connesso a una sorgente montana, da cui usciva di tutto, persino serpenti, a volte». I materassi fatti di riso «ci facevano sudare tanto, l’odore era insopportabile, l’igiene non esisteva». Il problema era già noto, tanto da costringere Pyongyang nel 2015 ad annunciare la distribuzione di assorbenti tra le unità femminilil. Un annuncio però disatteso, tanto da scatenare la protesta della ong Radio Free Asia.
«Dopo alcuni mesi di servizio, quasi tutte noi non avevamo più il ciclo a causa della malnutrizione e dello stress, ma alcune erano sollevate. Anche perché così avevamo un problema in meno da affrontare». Dopo i sette anni di servizio previsti, Lee So Yeon ha lasciato le truppe di Kim.

“Molestate dal Weinstein italiano”, le attrici hanno paura di parlare: “Mi sono girata ed era completamente nudo”

Le Iene tornano sul caso del Harvey Weinstein italiano. Diverse attrici hanno ammesso di essere state molestate da alcuni importanti registi del Belpaese, tra loro Tea Falco e Giorgia Ferrero, ma sono venute a galla altre testimonianze.

C_47_video_12634_upiThumbnail

Pare che il Weinstein italiano sia un uomo molto potente, motivo per cui le ragazze hanno paura di parlare e di denunciare. Giada Pladeani ha raccontato la sua esperienza: «Uno mi ha detto: un giorno è venuta qui una famosissima soubrette e mi ha fatto un p….Poi mi ha spinto alla parete e mi ha messo un pezzo di lingua in bocca. Poi mi ha preso e mi ha buttato fuori dal suo ufficio. Mi sentivo una deficiente. Se mi capitasse oggi gli darei un punto in faccia».
Un’altra showgirl nello stesso servizio ricorda: «Un regista storico in Rai, molto potente, una volta mi ha invitato in ufficio per parlare di lavoro e ha provato a baciarmi, ma mi sono sottratta. Non è stato l’unico episodio. Una volta in ascensore, si è avvicinato e mi ha approcciato con un bacio. Mi ha detto che non sapevo come funzionano le cose nel mondo e che avrei potuto approfittare molto di più del fatto che io gli piacevo. Anche perché poi quella scelta ha cambiato in maniera negativa la mia vita e la mia carriera».
Pare che vittime di molestie non siano state solo le attrici, ma anche le segretarie e altre collaboratrici. Sembra che l’uomo sia un violento: «Mi dice: ‘Iniziamo con le interpretazioni’. E subito mi bacia. Io mi scanso, non me l’aspettavo, anche se comunque mi forzava con le mani a baciarlo in bocca. Poi lui mi ha preso così la faccia e mi ha baciata», racconta Francesca che prosegue: «Lui mi viene dietro, mi appoggia il suo… il suo c… nel mio culo e lava i piatti con me”. E poi un’ultima scena da improvvisare. “Lui mi dice ‘Girati’ e io mi giro. Poi mi chiede: ‘Sei pronta?’. Io mi giro e lo vedo completamente nudo. Si era tolto pure i calzini. In quel momento mi è venuto uno choc e non riuscivo a capire se era normale o se era una forma di improvvisazione dei registi. Mi ha spogliata tutta, e mi ha buttata con violenza sopra il letto. Io ho fatto resistenza in un primo momento. In un secondo momento ho detto: ‘Non posso essere così rigida. Se è una scena, lo devo fare. Se voglio fare l’attrice, lo devo fare».

Sesso nel locale davanti a lavoratori e clienti, coppia di trentenni finisce nei guai

Il mix di alcol e passione rischia di costare molto caro ad una coppia che, nello scorso febbraio, aveva dato spettacolo facendo sesso per oltre un quarto d’ora in un locale, davanti ai dipendenti e ad alcuni clienti. I due, infatti, ora rischiano il carcere e saranno giudicati oggi pomeriggio da un tribunale.

sesso-locale-dipendenti-clienti_17142528

Altro che ‘niente sesso, siamo inglesi’. Craig Smith, 31 anni, e la fidanzata Daniella Hirst, la sera dello scorso 25 febbraio, avevano iniziato delle tenere effusioni mentre erano in attesa di ritirare il loro pasto presso un ristorante della catena Domino’s Pizza nella loro città, Scarborough. Ad un certo punto, però, i due sono andati oltre: prima la ragazza ha iniziato a praticare al fidanzato del sesso orale, poi la coppia si è lasciata andare ad un rapporto completo consumato proprio davanti al bancone. Qualche cliente se ne è andato scandalizzato, ma quello che colpisce di più è la naturalezza dei dipendenti, che continuano a lavorare come se niente fosse, oltre ovviamente a quella dei due protagonisti.
Come riporta il Mirror, nessuno in un primo momento aveva denunciato l’episodio. Uno dei dipendenti del locale, però, era riuscito ad acquisire le immagini delle telecamere a circuito chiuso e aveva caricato il video dello spezzone incriminato sul web. Solo a questo punto partirono le indagini e la coppia fu facilmente identificata. Daniella Hirst, nei mesi scorsi, mentre era indagata, aveva ammesso la propria colpevolezza e si era scusata: «Abbiamo fatto una cosa orribile, non è da me fare certe cose e meritiamo di essere puniti». I giudici hanno deciso che entrambi dovranno pagare con il carcere gli atti osceni in un luogo pubblico e hanno rifiutato di comminare sanzioni come i servizi sociali. Smith, che ha precedenti con la giustizia, rischia una pena più pesante rispetto alla fidanzata.

Rimini, arrestato pedofilo. Aveva un dossier di 40 pagine su Yara Gambirasio

Un insospettabile impiegato 53enne di Rimini è stato fermato con l’accusa di pedofilia. Nel suo appartamento le forze dell’ordine hanno rinvenuto una gran quantità di materiale pedopornografico e hanno fatto fatica a credere ai propri occhi, pur essendo abituati a ritrovamenti del genere.

12626192_10208800894770276_955657795_n-835x505

In particolare, l’uomo conservava un vero e proprio dossier di quaranta pagine su Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate di Sopra uccisa nel 2011 e per il cui omicidio l’operaio Massimo Bossetti sta scontando la pena all’ergastolo.
Nell’orribile volume, il pedofilo conservava foto, ritagli e filastrocche oscene con riferimenti sessuali alla povera ragazzina. Il sospetto degli investigatori è che il materiale venisse condiviso con altri maniaci, e che vi sia una vera e propria rete molto estesa di pedofili dietro l’arresto dell’uomo ora detenuto nel carcere dei Cassetti di Rimini.

Ricatto a luci rosse. Presa a Venezia Kiran Matharoo, la Kardashian indo-canadese

VENEZIA – (A.Pe.) L’ultima foto su Instagram è datata 20 settembre e la ritrae sdraiata a bordo piscina, abito nude look e tacchi a spillo, borsetta griffata e posa languida.
L’ultimo post prima dello sbarco e soprattutto delle manette: mercoledì della scorsa settimana Kiran Matharoo è stata arrestata all’aeroporto Marco Polo di Venezia, in esecuzione di un mandato di cattura internazionale, spiccato nei confronti suoi e della sorella Jyoti, «le Kardashian indo-canadesi».

miran-and-jyoti-matharoo

Procaci ed esibizioniste, nonché socialite quanto basta per venire accostate alla celebre famiglia armeno-statunitense, le due sono protagoniste di un intrigo intercontinentale imperniato su un maxi-ricatto a luci rosse.
LE ACCUSE
Fa dunque clamorosamente tappa in Veneto una vicenda che lo scorso anno aveva compiuto il giro del mondo. Verso la fine di dicembre, infatti, Kiran e Jyoti erano state incarcerate in Nigeria, con l’accusa di aver minacciato tramite filmati hard ben 274 uomini con cui sarebbero andate a letto: se le vittime non avessero pagato ingenti somme di denaro, quelle notti bollenti sarebbero state rese pubbliche su un sito web. Nel mirino sarebbe finito anche il petroliere Femi Otedola, la cui ricchezza è stimata in 1,8 miliardi di dollari, che però le aveva inguaiate, denunciando tutto alla polizia. «Non siamo delle escort d’alto bordo, è tutto un complotto contro di noi», si erano difese le sorelle, che a Capodanno avevano ottenuto la libertà provvisoria, in attesa del processo fissato a Laos per il 26 gennaio.

L’ideatore del “Blue Whale” condannato a 3 anni e 4 mesi per istigazione al suicidio

È stato condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione per istigazione al suicidio Philipp Budeikin, considerato uno degli organizzatori di Blue Whale, la sfida social in 50 prove che spingerebbe gli adolescenti ad atti autolesionistici fino al suicidio.

dmgtchpdcomp000000004323

Lo scrive il Moscow Times, secondo cui la sentenza è stata emessa lunedì da un tribunale della regione di Tyumen, in Russia. Budeikin è stato riconosciuto colpevole di istigazione al suicidio nei confronti di due ragazze di 16 e 17 anni. Il giovane era stato arrestato nel maggio dell’anno scorso nell’appartamento della madre, nella regione di Mosca. Budeikin aveva definito le sue vittime «rifiuti biologici».

Schiava del sesso costretta dall’Isis a mangiare suo figlio di un anno. “L’hanno servito col riso”

Una schiava sessuale dell’Isis sarebbe stata costretta a mangiare il proprio figlio, ucciso e cucinato dai terroristi. L’agghiacciante e doloroso racconto è stato portato alla luce dalla parlamentare irachena Vian Dakhill, l’unica di etnia yazida (né araba, né musulmana, e per questo vista come un’adoratrice del diavolo dallo Stato Islamico).

2531381_1810_isis_schiava_sessuale (1)

La “schiava”, una delle donne riuscite a sfuggire ai fanatici, ha raccontato di essere stata rinchiusa in una cella per tre giorni senza acqua e cibo, al termine dei quali le è stato servito un pasto a base di carne accompagnata da riso. Dopo aver patito i morsi della fame, ha divorato il pranzo. Solo dopo l’ultimo boccone – ha spiegato la Dakhill all’emittente egiziana Extra News – le hanno detto: “Abbiamo cucinato il tuo bambino di un anno dopo avertelo portato via, è questo quello che hai appena mangiato”.
La madre costretta a mangiare il suo bimbo è anch’essa di etnia yazida, come la parlamentare. Donne e bambine di questa etnia sono state ridotte a schiave del sesso dall’Isis, mentre migliaia di uomini sono stati uccisi.

Da ‘Amici’ al tribunale, l’ex ballerina Marianna Scarci assolta: ecco cos’è successo

I più appassionati e storici spettatori dei programmi di Maria De Filippi ricorderanno sicuramente Marianna Scarci, 35enne ballerina comparsa nel lontano 2001 tra i concorrenti di ‘Saranno Famosi’, il talent che ha preceduto il successo di ‘Amici’.

marianna-scarci-ballerina-da-amici-alla-galera-3_05135225

La donna era finita nel mirino degli inquirenti in seguito a un’inchiesta del 2011, riguardante alcune infiltrazioni mafiose nell’economia locale. Lo stabilimento balneare Squalo Beach, a Scanzano Jonico (Matera), era risultato infatti intestato alla Scarci: in quell’occasione la struttura fu sequestrata e 11 persone arrestate. Rinviata a giudizio, Marianna Scarci era stata condannata a 22 mesi di reclusione in primo grado, pena annullata dall’assoluzione, giunta pochi giorni fa presso la Corte d’Appello di Lecce.

Video hard di una 14enne finisce nel WhatsApp degli amici e diventa virale

NAPOLI – I carabinieri sono stati chiamati a indagare su un video hard diffuso su Whatsapp che mostra una ragazzina di 14 anni mentre si masturba. I filmati sono diventati virali tra i compagni di classe e di scuola a Napoli.

20131029_sesso_minori_cellulare

La ragazzina si è subito pentita e ha raccontato tutto ai genitori, mentre i militari stanno comunque verificando se i filmati siano stati pubblicati da qualcuno anche su internet. Della vicenda si sta occupando anche il Tribunale dei Minorenni di Napoli. Al momento non ci sarebbero indagati, ma nel mirino degli inquirenti sarebbero finiti cinque o sei minorenni, studenti delle medie e delle superiori, quelli che hanno condiviso per primi il filmato di circa tre minuti e le foto hot. Ma sembrerebbe che siano molti di più i ragazzi che sui loro smartphone hanno salvato e successivamente condiviso le immagini di quella ragazzina alta, mora e dall’aspetto molto più grande della sua reale età. Al momento pare che le condivisioni a catena siano avvenute solo tra coetanei o ragazzini poco più grandi della quattordicenne. Sarebbe stato proprio quel tam tam a mettere in allarme e in apprensione i familiari della teenager, che tra le lacrime ha confessato la sua sciocca bravata.

Blue Whale, servizio choc delle Iene. Il gioco dell’orrore ha ucciso 157 ragazzi (e forse è già in Italia)

Blue Whale, il gioco del suicidio ha un solo obiettivo, la morte. Un “challenge” macabro che ha sconvolto gli spettatori de “Le Iene” nella puntata del 14 maggio mettendoli di fronte a una realtà che coinvolge ragazzi sempre più giovani attraverso regole dettate da sconosciuti tramite i social network.

2440842_1818_blue_whale_servizio_leiene (1)

Così come le balene azzurre, per morire, decidono di suicidarsi arenandosi sulla spiaggia, così anche gli adolescenti, sobillati da veri e propri criminali presenti sui social, decidono di accettare 50 sfide, sempre più estreme, che li trasformano e li portano fino alla depressione. Se la regola generale è quella di non dire nulla ai genitori, pena pesanti ritorsioni sui propri cari, l’ultima sfida, quella finale, è il suicidio, ovviamente facendosi riprendere in video dagli amici per poter avere una testimonianza.
Anche ‘Le Iene’ si sono interessate al fenomeno e Matteo Viviani si è recato in Russia, dove i casi di suicidi tra adolescenti che avevano partecipato a questo ‘gioco’ social hanno raggiunto picchi difficilmente immaginabili e comprensibili. Diverse indagini hanno portato all’arresto di un 22enne studente di psicologia, ritenuto l’ideatore del ‘gioco’. Tra le vittime, centinaia di bambini e ragazzi di età compresa tra i nove e i 16 anni.
La ‘Iena’ ha deciso di intervistare le mamme e i parenti di alcune adolescenti che, per salire al terzo livello del ‘Blue Whale’, si sono lanciate nel vuoto dai tetti di vari edifici e grattacieli. «Sembravano tranquille, anche il giorno in cui hanno deciso di suicidarsi hanno fatto quello che facevano tutte le mattine» – spiegano in lacrime alcune mamme – «Ci sono persone che garantiscono ai ragazzi di ‘salvarli’ dai problemi che li affliggono, ma i nostri figli non soffrivano di depressione, erano giovani, solari e pieni di vita. Partecipare a quel ‘gioco’ li ha cambiati e portati alla morte».
Il macabro gioco della balena blu si è già diffuso a macchia d’olio: dalla Russia ha raggiunto il Brasile, ma anche Francia e Inghilterra. In Italia, il caso di un ragazzino suicida a Livorno che si è lanciato nel vuoto dal 26° piano del grattacielo cittadino, fa temere che la Blue Whale sia arrivata anche qui: Matteo Viviani ha intervistato un compagno di classe del 15enne, che ha raccontato di come l’amico fosse apparentemente non intenzionato a togliersi la vita, ma che raccontava di avere abitudini strane, come andare a correre in piena notte, e l’abitudine di guardare film dell’orrore per adempiere a delle “missioni” dettate dalle regole di un gioco online.
Il pericolo è tangibile e da non sottovalutare: nella sola Russia sono 157 i ragazzini morti suicida nell’ultimo anno. E’ molto importante utilizzare computer e social network in compagnia dei prorpi figli, e fare attenzione a segnali che sembrerebbero trascurabili, come la scoperta di disegni di balene tra i quaderni dei ragazzini.