L’ideatore del “Blue Whale” condannato a 3 anni e 4 mesi per istigazione al suicidio

È stato condannato a tre anni e quattro mesi di reclusione per istigazione al suicidio Philipp Budeikin, considerato uno degli organizzatori di Blue Whale, la sfida social in 50 prove che spingerebbe gli adolescenti ad atti autolesionistici fino al suicidio.

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Lo scrive il Moscow Times, secondo cui la sentenza è stata emessa lunedì da un tribunale della regione di Tyumen, in Russia. Budeikin è stato riconosciuto colpevole di istigazione al suicidio nei confronti di due ragazze di 16 e 17 anni. Il giovane era stato arrestato nel maggio dell’anno scorso nell’appartamento della madre, nella regione di Mosca. Budeikin aveva definito le sue vittime «rifiuti biologici».

Schiava del sesso costretta dall’Isis a mangiare suo figlio di un anno. “L’hanno servito col riso”

Una schiava sessuale dell’Isis sarebbe stata costretta a mangiare il proprio figlio, ucciso e cucinato dai terroristi. L’agghiacciante e doloroso racconto è stato portato alla luce dalla parlamentare irachena Vian Dakhill, l’unica di etnia yazida (né araba, né musulmana, e per questo vista come un’adoratrice del diavolo dallo Stato Islamico).

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La “schiava”, una delle donne riuscite a sfuggire ai fanatici, ha raccontato di essere stata rinchiusa in una cella per tre giorni senza acqua e cibo, al termine dei quali le è stato servito un pasto a base di carne accompagnata da riso. Dopo aver patito i morsi della fame, ha divorato il pranzo. Solo dopo l’ultimo boccone – ha spiegato la Dakhill all’emittente egiziana Extra News – le hanno detto: “Abbiamo cucinato il tuo bambino di un anno dopo avertelo portato via, è questo quello che hai appena mangiato”.
La madre costretta a mangiare il suo bimbo è anch’essa di etnia yazida, come la parlamentare. Donne e bambine di questa etnia sono state ridotte a schiave del sesso dall’Isis, mentre migliaia di uomini sono stati uccisi.

Da ‘Amici’ al tribunale, l’ex ballerina Marianna Scarci assolta: ecco cos’è successo

I più appassionati e storici spettatori dei programmi di Maria De Filippi ricorderanno sicuramente Marianna Scarci, 35enne ballerina comparsa nel lontano 2001 tra i concorrenti di ‘Saranno Famosi’, il talent che ha preceduto il successo di ‘Amici’.

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La donna era finita nel mirino degli inquirenti in seguito a un’inchiesta del 2011, riguardante alcune infiltrazioni mafiose nell’economia locale. Lo stabilimento balneare Squalo Beach, a Scanzano Jonico (Matera), era risultato infatti intestato alla Scarci: in quell’occasione la struttura fu sequestrata e 11 persone arrestate. Rinviata a giudizio, Marianna Scarci era stata condannata a 22 mesi di reclusione in primo grado, pena annullata dall’assoluzione, giunta pochi giorni fa presso la Corte d’Appello di Lecce.

Video hard di una 14enne finisce nel WhatsApp degli amici e diventa virale

NAPOLI – I carabinieri sono stati chiamati a indagare su un video hard diffuso su Whatsapp che mostra una ragazzina di 14 anni mentre si masturba. I filmati sono diventati virali tra i compagni di classe e di scuola a Napoli.

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La ragazzina si è subito pentita e ha raccontato tutto ai genitori, mentre i militari stanno comunque verificando se i filmati siano stati pubblicati da qualcuno anche su internet. Della vicenda si sta occupando anche il Tribunale dei Minorenni di Napoli. Al momento non ci sarebbero indagati, ma nel mirino degli inquirenti sarebbero finiti cinque o sei minorenni, studenti delle medie e delle superiori, quelli che hanno condiviso per primi il filmato di circa tre minuti e le foto hot. Ma sembrerebbe che siano molti di più i ragazzi che sui loro smartphone hanno salvato e successivamente condiviso le immagini di quella ragazzina alta, mora e dall’aspetto molto più grande della sua reale età. Al momento pare che le condivisioni a catena siano avvenute solo tra coetanei o ragazzini poco più grandi della quattordicenne. Sarebbe stato proprio quel tam tam a mettere in allarme e in apprensione i familiari della teenager, che tra le lacrime ha confessato la sua sciocca bravata.

Blue Whale, servizio choc delle Iene. Il gioco dell’orrore ha ucciso 157 ragazzi (e forse è già in Italia)

Blue Whale, il gioco del suicidio ha un solo obiettivo, la morte. Un “challenge” macabro che ha sconvolto gli spettatori de “Le Iene” nella puntata del 14 maggio mettendoli di fronte a una realtà che coinvolge ragazzi sempre più giovani attraverso regole dettate da sconosciuti tramite i social network.

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Così come le balene azzurre, per morire, decidono di suicidarsi arenandosi sulla spiaggia, così anche gli adolescenti, sobillati da veri e propri criminali presenti sui social, decidono di accettare 50 sfide, sempre più estreme, che li trasformano e li portano fino alla depressione. Se la regola generale è quella di non dire nulla ai genitori, pena pesanti ritorsioni sui propri cari, l’ultima sfida, quella finale, è il suicidio, ovviamente facendosi riprendere in video dagli amici per poter avere una testimonianza.
Anche ‘Le Iene’ si sono interessate al fenomeno e Matteo Viviani si è recato in Russia, dove i casi di suicidi tra adolescenti che avevano partecipato a questo ‘gioco’ social hanno raggiunto picchi difficilmente immaginabili e comprensibili. Diverse indagini hanno portato all’arresto di un 22enne studente di psicologia, ritenuto l’ideatore del ‘gioco’. Tra le vittime, centinaia di bambini e ragazzi di età compresa tra i nove e i 16 anni.
La ‘Iena’ ha deciso di intervistare le mamme e i parenti di alcune adolescenti che, per salire al terzo livello del ‘Blue Whale’, si sono lanciate nel vuoto dai tetti di vari edifici e grattacieli. «Sembravano tranquille, anche il giorno in cui hanno deciso di suicidarsi hanno fatto quello che facevano tutte le mattine» – spiegano in lacrime alcune mamme – «Ci sono persone che garantiscono ai ragazzi di ‘salvarli’ dai problemi che li affliggono, ma i nostri figli non soffrivano di depressione, erano giovani, solari e pieni di vita. Partecipare a quel ‘gioco’ li ha cambiati e portati alla morte».
Il macabro gioco della balena blu si è già diffuso a macchia d’olio: dalla Russia ha raggiunto il Brasile, ma anche Francia e Inghilterra. In Italia, il caso di un ragazzino suicida a Livorno che si è lanciato nel vuoto dal 26° piano del grattacielo cittadino, fa temere che la Blue Whale sia arrivata anche qui: Matteo Viviani ha intervistato un compagno di classe del 15enne, che ha raccontato di come l’amico fosse apparentemente non intenzionato a togliersi la vita, ma che raccontava di avere abitudini strane, come andare a correre in piena notte, e l’abitudine di guardare film dell’orrore per adempiere a delle “missioni” dettate dalle regole di un gioco online.
Il pericolo è tangibile e da non sottovalutare: nella sola Russia sono 157 i ragazzini morti suicida nell’ultimo anno. E’ molto importante utilizzare computer e social network in compagnia dei prorpi figli, e fare attenzione a segnali che sembrerebbero trascurabili, come la scoperta di disegni di balene tra i quaderni dei ragazzini.

Ubriaca in auto, la figlia dell’attore di ‘Matrix’ mostra il “lato B” e la fa davanti ai poliziotti

Montana Fishburne sempre più fuori controllo: la figlia dell’attore Laurence, noto per il ruolo di Morpheus in Matrix e di Raymond Langston in CSI, ne ha combinata un’altra delle sue. La ragazza, 25 anni, era già stata arrestata nel 2009 per prostituzione e l’anno successivo per stalking ai danni di un ex fidanzato.

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La sua notorietà è dovuta non solo al celebre padre, ma anche alla breve carriera da attrice pornografica, interrotta dopo due film per l’imbarazzo e il dolore che la scelta aveva provocato in Laurence. Da allora la giovane si è data agli spettacoli di striptease e danza del ventre in vari locali notturni.
L’ultimo episodio imbarazzante per la famiglia Fishburne si è consumato invece lo scorso 11 marzo in Florida: sono le registrazioni della polizia a documentarlo.
Montana era infatti stata fermata su un’autostrada all’altezza di Fort Lauderdale, mentre guidava visibilmente ubriaca e con una bottiglia di vino quasi vuota accanto. Sottoposta al test dell’alcol, la ragazza aveva dei valori superiori al doppio del limite consentito e ha iniziato a provocare i poliziotti. Prima si è tolta i tacchi alti, mostrandoli all’agente, poi si è alzata il vestito e ha fatto vedere le sue grazie.
Tutto qui? Magari. Non contenta, ha scavalcato il guardrail e si è accovacciata. «Cosa sta facendo?», chiede sbigottito l’agente. La ragazza, in tutta franchezza, risponde così: «Devo fare la pipì, anche se preferivo farla sulla vostra auto di servizio. Posso farla qui?». «È quello che sta già facendo», commenta laconico il poliziotto. Lo riporta anche il Daily Mail.

La mamma del calciatore Terry scambiata per pornostar: in rete un video hot

Bufera su John Terry: spopola infatti sui social, a tal punto da essere stato creato un ashtag, un video in cui una portnostar è stata scambiata per la mamma del calciatore del Chelsea, Sue. In un video compare una donna che compie un atto sessuale, presentata come la madre del calciatore (che ha annunciato il ritiro a fine stagione).

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Ovviamente, anche per colpa dell’ashtag, il video ha spopolato sui social, prima che fosse chiarito il clamoroso equivoco. “Qualcuno ha postato quel video, io non ne sapevo nulla. Me lo ha detto un cliente”, ha detto la donna, interivistata dal Mirror. “In quel video sono io. Ovviamente, non è la mamma di Terry. Se posso aiutarla in qualche modo, lo farò”. Un portavoce del giocatore ha annunciato azioni legali contro chi dovesse far credere che si tratti della madre del centrocampista del Chelsea di Antonio Conte.

Omicidio Varani, “Marco Prato è sieropositivo”. Trema il mondo dei “festini” romani

“GIALLO”, il settimanale di Cairo Editore diretto da Andrea Biavardi in edicola domani, pubblica in esclusiva i documenti che provano che Marco Prato, il giovane pierre romano, accusato del delitto di Luca Varani insieme a Manuel Foffo, già condannato a 30 anni, è risultato positivo al test dell’Hiv.

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Prato è noto per essere l’animatore di numerose serate nel mondo dello spettacolo e in passato ha anche organizzato festini sfrenati, a base di sesso e droga. Chi ha avuto rapporti non protetti con lui è dunque a rischio di contagio. Nel corso di un interrogatorio aveva addirittura accusato il “complice” Foffo di averlo indotto a prostituirsi. Prato ha saputo di essere sieropositivo in carcere, a Regina Coeli. Ora l’autorità giudiziaria dovrà accertare se ne era già al corrente. In questo caso rischierebbe una nuova imputazione, come è accaduto a Valentino, il giovane, a sua volta positivo all’Hiv, che è stato arrestato per aver “infettato” decine di partner. L’orrore in questa vicenda non è ancora finito. Nello stesso numero di “GIALLO” uno stralcio dell’interrogatorio di Prato che rivela: “Foffo voleva farmi cambiare sesso per sedurre suo padre e poi ucciderlo per ereditare”.

Il mio filmino hot messo in rete”. La video-denuncia spopola sul web

Conosciutissima, corteggiata ed ammirata nelle serate in discoteca com’è naturale per una ragazza immagine qual e è. Idem per le sue foto nei social che ricevono decine e decine di mi piace. Ma quel video intimo, che sarebbe stato girato con il fidanzato (oggi ex) trevigiano, quello non avrebbe dovuto vederlo nessuno. Invece, stando a quanto raccontato dalla stessa protagonista, sarebbe passato di cellulare in cellulare via WhatsApp.

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Così racconta Elisabetta Sterni, trentenne bresciana che lavora da tempo nella discoteca Story di Santa Giustina in Colle (Padova). Elisabetta ha spiegato le sue ragioni in un video di nemmeno due minuti, diffuso attraverso il suo profilo facebook. Ha contattato dei legali e la prossima settimana la vicenda dovrebbe interessare anche la magistratura essendo intenzione della ragazza presentare una denuncia.
Il suo videomessaggio è una sorta di io non ci sto ricordando la triste vicenda della ragazza napoletana trentunenne, Tiziana Cantone, che si è tolta la vita in seguito al peso psicologico causato da alcuni suoi video intimi diffusi dai telefonini a numerosi siti. «Se ho fatto riflettere una sola persona, ne è valsa la pena – sono le parole di Elisabetta Sterni nel video – Chi ha diffuso il filmato sarà punito, ma voglio far riflettere tutti coloro che hanno condiviso anche per una sola volta quelle immagini. Vergognatevi».

Sarah, la Cassazione conferma l’ergastolo per Sabrina e Cosima

La Cassazione mette la parola fine al caso dell’omicidio di Sarah Scazzi. Ergastolo per Sabrina Misseri e sua madre Cosima Serrano, ha stabilito la prima sezione penale della Cassazione confermando la sentenza di primo e secondo grado per la morte di Sarah Scazzi ad Avetrana il 26 agosto 2010.

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La I sezione penale della Cassazione ha confermato anche la condanna a otto anni per Michele Misseri per la soppressione del cadavere di Sarah Scazzi, morta ad Avetrana il 26 agosto 2010. La Corte ha poi ritoccato al ribasso di un anno la pena per il fratello di Michele, Carmine Misseri, riducendola a quattro anni e 11 mesi. Con la condanna definitiva da parte della Cassazione a otto anni di carcere per soppressione di cadavere scatteranno le manette per Michele Misseri, attualmente a piede libero. Nel confermare gli ergastoli il collegio della Cassazione al termine della camera di consiglio ha leggermente ridotto, escludendo l’aggravante del numero di persone in concorso per la soppressione del cadavere di Sarah, l’isolamento diurno per Cosima e Sabrina. Ha anche confermato le condanne per Vito Russo e Giuseppe Nigro per favoreggiamento.

L’AVVOCATO: LA FAMIGLIA DEVE TROVARE PACE «Oggi si chiude questa dolorosissima pagina giudiziaria. La famiglia ha bisogno di trovare pace». Lo ha detto l’avvocato Walter Biscotti, legale di parte civile nel processo per la morte di Sarah Scazzi. «Voglio ricordare – ha detto l’avvocato – i 40 giorni in cui una madre disperata ha girato le televisioni per ripetere gli appelli per la figlia scomparsa. Concetta ha avuto un ruolo determinante in questa vicenda». Biscotti ha quindi ringraziato la procura di Taranto, che ha avuto coraggio nel proseguire sulla sua strada, nonostante le confessioni di Michele Misseri: «Noi siamo convinti, come la procura, che Michele Misseri non ha commesso l’omicidio».

IL FRATELLO CLAUDIO «Secondo me è una sentenza giusta, netta ed equilibrata, fatta sulla base di prove certe e di un lavoro che non è durato un mese o un anno ma tanti anni, da parte di persone fortemente motivate che hanno fatto una cosa eccezionale». Lo ha detto Claudio Scazzi, fratello di Sarah, commentando con i giornalisti la sentenza della Corte di Cassazione che ha confermato la condanna all’ergastolo per Sabrina Misseri e Cosima Serrano per l’omicidio della sorella, avvenuto ad Avetrana il 26 agosto del 2010. Insieme a lui a Roma, ad attendere il pronunciamento, c’era anche il padre Giacomo. «Secondo me tutto il Paese – ha aggiunto – deve ringraziare le persone che hanno lavorato a questo caso che hanno dimostrato che in Italia la giustizia c’è, magari non sempre, ma ogni tanto c’è».Claudio Scazzi ha confermato che la madre, Concetta Serrano Spagnolo, che si trova ad Avetrana, è stata informata della sentenza. «Anche lei si è sempre affidata alla Procura – ha detto – e siamo stati sempre fiduciosi nel loro lavoro. In Italia ci sono persone che lavorano con coscienza e poi i risultati arrivano. Sarah ha ricevuto giustizia».