Sesso nel locale davanti a lavoratori e clienti, coppia di trentenni finisce nei guai

Il mix di alcol e passione rischia di costare molto caro ad una coppia che, nello scorso febbraio, aveva dato spettacolo facendo sesso per oltre un quarto d’ora in un locale, davanti ai dipendenti e ad alcuni clienti. I due, infatti, ora rischiano il carcere e saranno giudicati oggi pomeriggio da un tribunale.

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Altro che ‘niente sesso, siamo inglesi’. Craig Smith, 31 anni, e la fidanzata Daniella Hirst, la sera dello scorso 25 febbraio, avevano iniziato delle tenere effusioni mentre erano in attesa di ritirare il loro pasto presso un ristorante della catena Domino’s Pizza nella loro città, Scarborough. Ad un certo punto, però, i due sono andati oltre: prima la ragazza ha iniziato a praticare al fidanzato del sesso orale, poi la coppia si è lasciata andare ad un rapporto completo consumato proprio davanti al bancone. Qualche cliente se ne è andato scandalizzato, ma quello che colpisce di più è la naturalezza dei dipendenti, che continuano a lavorare come se niente fosse, oltre ovviamente a quella dei due protagonisti.
Come riporta il Mirror, nessuno in un primo momento aveva denunciato l’episodio. Uno dei dipendenti del locale, però, era riuscito ad acquisire le immagini delle telecamere a circuito chiuso e aveva caricato il video dello spezzone incriminato sul web. Solo a questo punto partirono le indagini e la coppia fu facilmente identificata. Daniella Hirst, nei mesi scorsi, mentre era indagata, aveva ammesso la propria colpevolezza e si era scusata: «Abbiamo fatto una cosa orribile, non è da me fare certe cose e meritiamo di essere puniti». I giudici hanno deciso che entrambi dovranno pagare con il carcere gli atti osceni in un luogo pubblico e hanno rifiutato di comminare sanzioni come i servizi sociali. Smith, che ha precedenti con la giustizia, rischia una pena più pesante rispetto alla fidanzata.

Twin Peaks, la vera storia del delitto mai risolto che ha ispirato la serie tv

Un delitto mai risolto e troppo facilmente dimenticato, fino a quando Mark Frost, negli anni ’80, non decise di collaborare a un nuovo progetto insieme a David Lynch. A volte basta il successo di una serie tv per far ricordare a un intero popolo un crimine senza ragioni né colpevoli e gettato troppo in fretta nell’oblio, forse anche per imbarazzo.

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Forse non tutti sanno che la saga di Twin Peaks, recentemente tornata dopo 25 anni con una nuova stagione, è ispirata ad un omicidio realmente accaduto più di un secolo fa. A spiegare la vicenda, con un’attenta ricostruzione, è il Washington Post. Era il 7 luglio 1908 quando la ventenne Hazel Irene Drew, bionda e con occhi azzurri, stava passeggiando e raccogliendo more lungo la Taborton Road, nei pressi di Sand Lake, nello stato di New York. Gli ultimi a vederla viva furono Frank Smith, un giovane contadino con cui si frequentava e Rudolph Gundrum, un venditore ambulante di carbone col vizio del bere. La zona, oggi come allora, era immersa nella natura incontaminata, tra vere e proprie foreste e torrenti molto ambiti da cacciatori, pescatori e campeggiatori.
Il corpo di Hazel Irene Drew fu rinvenuto sulle rive di uno stagno, quattro giorni dopo. Il corpo era così gonfio e rovinato dall’acqua che la ragazza fu riconosciuta solo grazie ai vestiti. A ucciderla era stato un colpo alla testa, effettuato con un oggetto contundente sconosciuto. L’omicidio era evidente ma di non facile soluzione, considerando la tecnologia disponibile all’epoca per la scienza forense. Le indagini si concentrarono sulle possibili relazioni passionali avute da Hazel, anche se i familiari e gli amici, almeno inizialmente, negarono queste ipotesi. La loro tesi fu smentita dal ritrovamento di lettere che Hazel scambiava con uomini anche molto più grandi di lei, in cui confessava desideri e proponeva incontri clandestini. Poco dopo fu scoperto anche che la mattina dell’omicidio Hazel si era licenziata dal lavoro senza dare una precisa ragione al suo capo. In quei giorni frenetici, ogni giorno comparivano nuovi sospettati. Frank Smith fu il principale di questi, perché si era invaghito della ragazza e perché in un interrogatorio si era contraddetto, ma non l’unico. William Taylor, lo zio di Smith, era un dentista sposato ma aveva corteggiato Hazel e finì nel mirino degli inquirenti così come un macchinista di treni e un milionario di Albany, Henry Kramroth, proprietario di una struttura alberghiera e un locale dove, si diceva, accadevano strani raduni con orge segrete. Ai fan di Twin Peaks tutto questo risulterà probabilmente molto familiare. Alcuni residenti avevano anche affermato di aver sentito delle urla provenire dalla struttura di proprietà di Kramroth la notte dell’omicidio. Ad ogni modo, non furono solo impedimenti tecnici ma anche un volontario lassismo a pregiudicare in maniera decisiva le indagini: all’epoca, l’omicidio di una donna, specialmente di classe sociale bassa come era Hazel, era considerato quasi irrilevante e specialmente nei piccoli centri regnava l’omertà. Questo portò in breve tempo a chiudere le indagini per mancanza di prove e a coprire una brutta storia per non gettare veleno all’interno di una comunità.
Torniamo a Mark Frost, co-autore di Twin Peaks. La sua nonna materna, Betty Calhoun, che viveva a Taborton, gli aveva raccontato durante le vacanze estive dell’infanzia diverse storie della tradizione locale. Tra queste, anche quella dell’omicidio misterioso di Hazel, condita da nuovi elementi come spiriti e fantasmi; una sorta di monito per i bambini della zona affinché non si avventurassero a giocare nel bosco di notte. Forse anche grazie alla fantasia di nonna Betty, Mark Frost divenne poi uno scrittore, sceneggiatore e autore televisivo di successo. Fu però grazie a Twin Peaks che Frost ottenne, insieme a David Lynch, una fama planetaria. Tutto nacque durante un incontro in una caffetteria di Los Angeles tra Frost e Lynch: i due si scambiarono racconti, compreso quello di Hazel. Gli elementi descritti, come il delitto mai risolto e gli intrecci tra i sospettati, provenienti da ogni estrazione sociale e culturale, piacquero molto a Lynch. Non è difficile, d’altronde, rivedere in Frank Smith il personaggio di Bobby Briggs o in Harry Kramroth quello di Benjamin Horne. Sand Lake, come Twin Peaks, si trova in una zona incontaminata e trae la propria ricchezza dalle risorse naturali, grazie alla presenza di industrie del legno. Le vaste foreste sono costituite da olmi, querce e aceri e si sviluppano in mezzo alle montagne in un luogo dove il clima generalmente è molto grigio. Crescere in quel paesino, per Mark Frost, fu fonte di grande ispirazione. Tra le tante storie che la nonna gli raccontava non mancavano storie esoteriche e soprannaturali. Un medico, ad esempio, curava animali malati ma pretendeva di farlo da solo, e si vociferava che lo facesse con la magia nera. Un’altra leggenda parla di donne che corrono seminude sulla montagna che domina Taborton. Una storia decisamente vera, invece, è quella che accadde poco dopo l’omicidio di Hazel: due uomini del posto, ubriachi, scambiarono un vitello disperato dopo essere rimasto intrappolato nel fango per il fantasma della ragazza. L’assassino di Laura Palmer fu rivelato a metà della seconda stagione di Twin Peaks; quello di Hazel Drew, invece, non è mai stato risolto. La scienza forense era ancora agli albori e la società non vedeva di buon occhio le vittime femminili. Non aiutò molto neanche il comportamento della zia di Hazel, Minnie Taylor, che fu l’ultima parente a vederla viva. La donna si rifiutava di collaborare con la polizia e invitava i conoscenti della nipote a fare altrettanto. Solo l’ennesimo dei tantissimi elementi sospetti e misteri che circondano il delitto di Sand Lake.

Blue Whale, servizio choc delle Iene. Il gioco dell’orrore ha ucciso 157 ragazzi (e forse è già in Italia)

Blue Whale, il gioco del suicidio ha un solo obiettivo, la morte. Un “challenge” macabro che ha sconvolto gli spettatori de “Le Iene” nella puntata del 14 maggio mettendoli di fronte a una realtà che coinvolge ragazzi sempre più giovani attraverso regole dettate da sconosciuti tramite i social network.

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Così come le balene azzurre, per morire, decidono di suicidarsi arenandosi sulla spiaggia, così anche gli adolescenti, sobillati da veri e propri criminali presenti sui social, decidono di accettare 50 sfide, sempre più estreme, che li trasformano e li portano fino alla depressione. Se la regola generale è quella di non dire nulla ai genitori, pena pesanti ritorsioni sui propri cari, l’ultima sfida, quella finale, è il suicidio, ovviamente facendosi riprendere in video dagli amici per poter avere una testimonianza.
Anche ‘Le Iene’ si sono interessate al fenomeno e Matteo Viviani si è recato in Russia, dove i casi di suicidi tra adolescenti che avevano partecipato a questo ‘gioco’ social hanno raggiunto picchi difficilmente immaginabili e comprensibili. Diverse indagini hanno portato all’arresto di un 22enne studente di psicologia, ritenuto l’ideatore del ‘gioco’. Tra le vittime, centinaia di bambini e ragazzi di età compresa tra i nove e i 16 anni.
La ‘Iena’ ha deciso di intervistare le mamme e i parenti di alcune adolescenti che, per salire al terzo livello del ‘Blue Whale’, si sono lanciate nel vuoto dai tetti di vari edifici e grattacieli. «Sembravano tranquille, anche il giorno in cui hanno deciso di suicidarsi hanno fatto quello che facevano tutte le mattine» – spiegano in lacrime alcune mamme – «Ci sono persone che garantiscono ai ragazzi di ‘salvarli’ dai problemi che li affliggono, ma i nostri figli non soffrivano di depressione, erano giovani, solari e pieni di vita. Partecipare a quel ‘gioco’ li ha cambiati e portati alla morte».
Il macabro gioco della balena blu si è già diffuso a macchia d’olio: dalla Russia ha raggiunto il Brasile, ma anche Francia e Inghilterra. In Italia, il caso di un ragazzino suicida a Livorno che si è lanciato nel vuoto dal 26° piano del grattacielo cittadino, fa temere che la Blue Whale sia arrivata anche qui: Matteo Viviani ha intervistato un compagno di classe del 15enne, che ha raccontato di come l’amico fosse apparentemente non intenzionato a togliersi la vita, ma che raccontava di avere abitudini strane, come andare a correre in piena notte, e l’abitudine di guardare film dell’orrore per adempiere a delle “missioni” dettate dalle regole di un gioco online.
Il pericolo è tangibile e da non sottovalutare: nella sola Russia sono 157 i ragazzini morti suicida nell’ultimo anno. E’ molto importante utilizzare computer e social network in compagnia dei prorpi figli, e fare attenzione a segnali che sembrerebbero trascurabili, come la scoperta di disegni di balene tra i quaderni dei ragazzini.

Il porno di una 16enne gira su WhatsApp: insulti su Fb, interviene la Polizia Postale

Hanno diffuso il video di una adolescente 16enne, mentre amoreggia con un amico, su whatsapp e nel giro di due settimane il filmato è diventato virale e lei è stata bersagliata di insulti, volgarità e minacce. Vittima dell’episodio, su cui indaga la Polizia postale di Cagliari, una ragazzina residente nel cagliaritano. I genitori, come anticipato dal quotidiano L’Unione Sarda, hanno presentato una formale denuncia.

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Le indagini della Polpost sono iniziate in seguito ad una segnalazione ricevuta dall’Ifos l’Istituto di Formazione settore psico socio-sanitario. Luca Pisano, direttore dell’istituto e componente dell’Osservatorio sul Cybercrime ha pubblicato su Fb un appello: «Urgente (diffusione virale video pedopornografico). Avviso per i genitori di Cagliari e hinterland. Da una segnalazione che mi è pervenuta risulta che un video (pedo) pornografico, in cui è visibile e riconoscibile una ragazzina (16 anni) di Cagliari, è persistentemente diffuso da numerosi ragazzi e ragazze tramite Whatsapp». Su Facebook sono poi iniziati «i consueti attacchi alla ragazzina – ha sottolineato Pisano – oggetto di insulti e vessazioni. Premesso che la Polizia Postale è stata già allertata e che la condivisione del video costituisce reato, è necessario che i genitori controllino il cellulare e il profilo Facebook dei propri figli al fine di collaborare. È, infatti, necessario fermare la diffusione virale del video». Gli agenti della Polpost hanno avviato immediatamente le indagini e a breve presenteranno una relazione sia alla Procura per i minorenni che a quella ordinaria. Gli specialisti stanno infatti lavorando per identificare il ragazzo che amoreggiava con la ragazzina, chi ha realizzato filmato e chi lo ha poi diffuso e condiviso.

“I GENITORI DEVONO CONTROLLARE” «Abbiamo una rete di genitori digitali e una di studenti come sentinelle digitali, è grazie a questi gruppi che ci è arrivata la segnalazione del video». Così Luca Pisano, direttore dell’Ifos (Istituto di Formazione settore psico socio-sanitario), ha riferito all’ANSA sull’episodio della ragazzina di 16 anni della quella è stato diffuso, ad insaputa della minore, il video mentre amoreggiava col suo ragazzo. «Non si riesce a controllare tutto quello che avviene on-line – spiega Pisano – per questo motivo abbiamo avviato questi gruppi. Ricevuta la segnalazione abbiamo subito interessato la Polizia postale con la quale collaboriamo e poi abbiamo lanciato l’appello». Secondo lo specialista i genitori devono controllare i telefonini dei figli: «Non si può delegare agli specialisti, alla polizia, alla magistratura la responsabilità del controllo. È necessario che i genitori si riapproprino dell’autorità genitoriale, acquisiscano competenze e inizino a vigilare i profili online dei propri figli. Non è possibile che un ragazzino o una ragazzina abbia su un telefonino oltre duemila contatti e partecipi a 12 gruppi su whatsapp. Il rischio che vengano condivisi filmati o foto di questo genere è altissimo». Il direttore dell’Ifos ricorda, inoltre, che «se i genitori non svolgono la loro funzione ne rispondono civilmente per i danni provocati dal figlio».

Fa sesso in tribunale mentre attende la sentenza, poi posta il video su Twitter

Si filma mentre mima un atto sessuale mentre si trova in tribunale nel tentativo di risolvere i suoi problemi legali. La donna si è ripresa in atteggiamenti equivoci all’interno della corte e ha poi pubblicato le immagini su Twitter. Nel video la donna specifica di trovarsi in un tibunale della Florida per risolvere alcuni guai legali.

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Sul social commenta: “Oggi ci siamo divertiti così tanto in tribunale, abbiamo trovato il modo per risolvere i miei problemi legali. Shhh non ditelo a nessuno”.
Il giudice capo si è detto disgustato per quanto pubblicato e ha chiesto che venissero avviate delle indagini in merito, per approfondire la vicenda. La 26enne si trovava in tribunale per una contestazione della violazione della libertà vigilata e mentre attendeva ha fatto sesso con un uomo nei locali del tribunale, diffondendo la notizia in rete. «Non approvo quello che ha fatto mia figlia», ha dichiarato al Mirror il padre della donna, «ma non mi vergogno di lei, sono solamente deluso». La protagonista del video è mamma di un bambino.

Kim Kardashian, rubati anche due cellulari: foto hot presto online

I ladri volevano il prezioso anello di fidanzamento di Kim Kardashian, ma hanno arraffato anche gioielli per un valore di diversi milioni di euro, una cifra che non si recupera nemmeno nella gioielleria più alla moda di Parigi. Eppure il sequestro e furto ai danni della regina del reality l’altra sera frutterà anche altro. Alla socialite sono stati sottratti anche i cellulari: c’è da scommettere che presto online ci saranno foto compromettenti.

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Se Kim ha abituato i follower a scatti piccanti in topless e senza veli, se in un solo weekend ha collezionato 6mila selfie, c’è da supporre che nel suo cellulare di foto ce ne siamo parecchie e molte probabilmente bollenti. Finiranno presto in Rete?
La Kardashian dopo la disavventura parigina è rientrata in tutta fretta negli Stati Uniti. E’ stata vista salire sull’aereo con il marito Kanye West, ma senza il prezioso anello di nozze al dito. Proprio l’anello sarebbe stato nel mirino dei malviventi che pare abbiano esplicitamente chiesto che gli venisse consegnato da Kim. Poche ore prima in un selfie su Snapchat la socialitè cinguettava e mostrava il prezioso sulla mano.
Secondo gli ultimi dettagli che emergono dalle indagini, pare che la Kardashian sia stata trascinata in bagno, fatta inginocchiare, legata e imbavagliata. Kim ha temuto di poter essere violentata. I ladri le hanno sottratto l’anello di nozze da 4 milioni di euro e diversi gioielli, oltre a due telefoni cellulari. La rapina parigina ammonterebbe a 9 milioni di euro, una cifra record degna della star.
Si vocifera che forse c’era un basista e che alcune lacune emergono nel servizio di security previsto per ospiti vip con gioielli del valore così ingente. Gli oggetti preziosi ad esempio non dovevano trovarsi nella stessa stanza della Kardashian proprio per evitare azioni violente.

“Video hard della Buccino”. Ma la protagonista è Maria Teresa: «Io vittima, ho denunciato tutto»

“Sono sconvolta, sotto choc!” Ha la voce che trema Maria Teresa Buccino, sorella della più popolare showgirl Cristina Buccino, raggiunta da Leggo a causa di un suo video hard hackerato che in queste ore sta circolando via Whatsapp. “Sono vittima di una cattiveria gratuita, mi trovo alla polizia postale dove ho sporto denuncia penale e sono partite le indagini per bloccarne la divulgazione”.

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Sono le 18 circa del pomeriggio quando inizia a circolare la voce di un video hot di cui non vi mostreremo, ovviamente, alcuna immagine. Quasi tre minuti di un rapporto tra un ragazzo e una ragazza in cui non si vede mai completamente il viso né di lei, né di lui. E’ un dettaglio, però, a consentire il riconoscimento, il tatuaggio di una farfallina che tutte e tre le sorelle hanno uguale all’altezza dell’inguine. Un nuovo filmato travolge il web, quindi, dopo le foto e il video di Diletta Leotta.
La nostra redazione ha prontamente avvisato il manager della showgirl per avere una conferma sull’autenticità. Conferma arrivata direttamente da Maria Teresa Buccino: “Sono immagini private di quattro anni fa di cui non ricordavo nemmeno l’esistenza, ringrazio la polizia che sta già oscurando tutto e soprattutto cercando i gruppi whatsapp da cui stanno partendo le immagini”. L’uomo che ha girato il video, è un suo ex fidanzato. Al momento non si sa se sia stato lui a divulgarlo o sia stato hackerato.
La vicenda sta scatenando i cosiddetti leoni da tastiera che hanno pensato bene di invadere la bacheca Instagram di Cristina Buccino ricoprendela di insulti irripetibili.

Pubblica annunci hard, ma il numero e le foto erano della sua vicina di casa

Pubblicava su un sito di incontri per adulti annunci ad esplicito contenuto sessuale con numero di telefono e foto della sua vicina di casa.

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Un 30enne di Avellino è stato denunciato dai carabinieri per atti persecutori, a conclusione delle indagini cominciate quando la donna, venuta a conoscenza di quanto organizzato a sua insaputa, ha chiesto il loro intervento. In casa dell’indagato, è stato sequestrato il computer attraverso il quale gli annunci venivano messi in rete. L’ uomo, che abita nello stesso condominio della vittima, è stato anche ritenuto responsabile delle scritte ingiuriose nei confronti della donna comparse qualche giorno fa in prossimità dell’abitazione.

Baby squillo a 12 anni con lo zio e un amico, costretta dai genitori in cambio di buste di cibo

Facevano prostituire la figlia 12enne con un amico di famiglia e da uno zio entrambi cinquantenni in cambio di buste piene di prodotti alimentari o ricariche telefoniche. È maturata in un contesto economico e sociale degradato di Catania la storia scoperta dai carabinieri della compagnia Fontanarossa che hanno arrestato i due uomini che abusavano della minorenne e i genitori della bambina, che sono stati posti ai domiciliari.

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Gli ‘incontri’ avvenivano spesso nella cameretta della piccola, che non poteva ribellarsi alle turpi attenzioni dei due uomini anche perché secondo gli accertamenti dei carabinieri «i genitori agevolavano gli incontri». Le indagini, coordinate dal procuratore aggiunto Marisa Scavo e dal sostituto Francesco Camerano, sono state avviate dopo la denuncia a una stazione dell’Arma di una parente della piccola che ha trovato Sms a sfondo erotici nel cellulare della piccola scoprendo che il destinatario era un adulto. La bambina è stata tolta ai genitori e affidati a dei parenti. L’ordinanza di custodia cautelare è stata emessa dal Gip Flavia Panzano e ipotizza i reati di concorso in prostituzione minorile e atti sessuali aggravati dall’avere agito contro una ragazza che ha meno di 14 anni. L’amico e lo zio della piccola sono stati condotti in carcere da carabinieri della compagnia Fontanarossa di Catania; la madre e il padre posti agli arresti domiciliari. Domani si terranno gli interrogatori di garanzia davanti al Giudice per le indagini preliminari. La vicenda è maturata in contesto di fortissimo degrado sociale ed economico, in uno dei rioni popolari alla periferia del capoluogo etneo. I genitori della piccola da tempo senza lavoro erano aiutati da un amico di famiglia, un impiegato di 50 anni, che portava loro delle buste contenenti prodotti alimentari. Era il ‘prezzò, sostiene l’accusa, pagato per avere rapporti sessuali da oltre un anno con la bambina. Lo zio della vittima, un venditore ambulante 50enne, avrebbe ricompensato le attenzioni della nipote con delle ricariche telefoniche.  A fare cadere il velo sulla vicenda è stata una familiare delle 12enne che per caso ha notato sul cellulare della piccola Sms e foto dal contenuto erotico che gli arrivavano dai due cinquantenni. La donna ha denunciato quello che aveva scoperto a militari di una stazione dei carabinieri di Catania che, assieme alla compagnia Fontanarossa, hanno avviato le indagini. Sul caso ha aperto un’inchiesta il procuratore aggiunto Marisa Scavo, che coordina il pool di contrasto dei reati contro le cosiddette fasce deboli, e il sostituto Francesco Camerano.  Dagli accertamenti dei militari dell’Arma è emerso che l’amico di famiglia e lo zio «approfittando dello stato di indigenza del nucleo familiare della vittima, intrattenevano ripetuti rapporti sessuali con la minorenne, con il benestare dei genitori». Ma non solo, secondo l’accusa, «i genitori della ragazzina, evidentemente a conoscenza della situazione, agevolavano gli incontri». Per il Gip «non potevano non sapere». La Procura va oltre ritenendo che «emerge la piena responsabilità dei genitori che spesso favorivano gli incontri che avvenivano prevalentemente nella stanzetta della minorenne». La bambina, in collaborazione con il Tribunale per i minorenni e i servizi sociali, è stata tolta ai genitori e affidata a una parente.

Madri lesbiche torturano e uccidono il loro bimbo: gli hanno fatto mangiare gli escrementi del cane

Le accuse sono pesantissime anche se il processo è ancora in corso e le due donne ancora non sono state condannate. Ma secondo quanto sta emergendo dalle indagini, sembrerebbe che le due amanti Rachel Fee (31 anni) e Nyomi Fee (28 anni), due donne originarie di Glenrothes, in Scozia, siano le responsabili dell’uccisione del piccolo Liam, il figlio di sette anni che Rachel aveva avuto da una precedente relazione insieme ad un uomo.

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Sempre secondo le indagini sembrerebbe che le due non solo avrebbero brutalmente ucciso il bimbo, ma lo avrebbero prima seviziato e torturato: lo facevano dormire su un letto completamente bagnato, lo minacciavano di tagliargli i genitali con una sega, lo hanno più volte picchiato e legato e, come ultima pesantissima cosa, lo avrebbero chiuso in una gabbia insieme al loro cane domestico e lo avrebbero costretto a mangiare gli escrementi dell’animale. Le due donne, ovviamente, si dichiarano innocenti, ma tutti gli indizi porterebbero alla loro colpevolezza. Intanto il processo va avanti, in attesa di una sentenza che restituisca giustizia alla brutale uccisione del piccolo Liam. Le tariffe negano maltrattamenti e trascurando Liam tra il 12 Gennaio 2012, quando aveva appena sei mesi di vita, e la sua morte nella casa di famiglia il 22 marzo 2014, facendolo inutili sofferenze o lesioni. Che comprendeva lasciando il tot per lunghi periodi in una stanza buia senza stimolazione fisica o mentale, e non riuscendo a dargli una alimentazione adeguata.Daily Record [Costo Liam con il suo giocattolo preferito Buzz Lightyear]
Liam sarebbe stato dato Calpol di tacereIl Calpol utilizzato accusati e la medicina di droga il giovane a fare tenerlo tranquillo, la corte ha sentito. E avrebbe omesso di ottenere assistenza medica Liam nel periodo fino alla sua morte. I procuratori sostengono altri due ragazzi ha subito una serie di attacchi e maltrattamenti tra il 12 gennaio 2012 e l’omicidio di Liam. Entrambi i bambini sarebbero stati banditi dal lasciare una camera da letto di notte-tempo, costringendoli a bagnare il letto come non potevano andare in bagno, mentre sono stati picchiati se non sono riusciti a rispettare. I giovani sono stati puniti con docce fredde lunghe per bagnare letto, a sinistra sotto l’acqua congelamento e raccontate dalle Commissioni di stare ancora se i loro corpi tremavano, la corte ha sentito. Per saperne di più : Madre e amante lesbica ‘ucciso il figlio di due anni, figlio e la colpa su 7-year-old boy’ Entrambi sono stati costretti a stare seduto o nudo o in biancheria intima su un gradino o una sedia – noto a loro come il ‘passo cattivo’ – per periodi prolungati, le accuse lette. Il giovane la coppia rivendicato ucciso Liam è stato costretto a sedersi su una sedia mentre nudo o in biancheria intima e scrivere la stessa frase più volte sulla carta, l’accusa ha detto. Le donne avrebbero costruito una gabbia con una guardia del fuoco metallo e pezzi di legno, e il ragazzo è stato bloccato all’interno. Lo hanno costretto a sdraiarsi nella gabbia, mentre nudo durante il giorno e dormire lì durante la notte, la giuria sentito. Essi avrebbero legato le braccia e le gambe per la gabbia con fascette, una stringa o una corda vestaglia, posto oggetti per la casa su di lui e lo ha colpito, se è caduto, e mettere gli elementi tra cui una sedia sulla gabbia per fermarlo fuga.Vic Rodrick [madre e il suo compagno sono andati sotto processo accusato di aver ucciso suo figlio di due anni. Rachel Trelfa o Fee, 31, e Fee Nyomi, 28, negano l’omicidio bambino Liam]
La coppia negare omicidioIl processo ha sentito le donne sarebbero versare acqua su di lui per far finta che aveva urinato, e costringerlo a sedersi nella gabbia con i piedi sollevati da terra. Sono accusati di facendolo dormire in un lettino con le braccia e le gambe legate ad essa con cinghie o cavo vestaglia. In un’occasione terrificante hanno messo una gabbia piena di ratti in testa, è stato detto alla giuria. Le Commissioni presumibilmente costretto il ragazzo a dormire in un cassetto. Le accuse sostengono il giovane è stato costretto a sua mangiare i propri escrementi dopo sporcare se stesso. E ‘stato anche presunto fatto di mangiare escrementi di cane. La giuria è stato informato che il ragazzo è stato privato del cibo come una punizione, dato letto inadeguata copre quando faceva freddo, e ha chiamato i nomi da parte degli imputati. Le donne sono accusati di non riuscire a farlo aiuto medico quando ha ferito i suoi piedi, nel gennaio 2014, poi stampaggio in piedi e stringendo loro. Sono accusati di aver aggredito il ragazzo, tra pugni e premendo i piedi contro la sua gola. Essi avrebbero costretto la sua testa in un bagno di acqua fredda, e tagliare le parti intime con un paio di forbici.Newcastle Chronicle [Fee Liam, i due anni che è morto nella sua Tyneside della famiglia piatto in Scozia]
Liam è morto marzo 2014Prima dell’arrivo della polizia e paramedici a casa le tasse il 22 marzo 2014, sono accusati di cogliere la mano di un ragazzo e costringendolo nella bocca di Liam dopo la sua morte. Essi lo avrebbe costretto a colpire l’altro ragazzo nelle sue parti intime con una scarpa e un tubetto di crema, e di schiaffeggiarlo se si fosse mosso dal ‘passo cattivo’. Un altro ragazzo nelle spese anche subito due anni di abusi tra il gennaio 2012 e marzo 2014, compreso l’essere picchiati, secondo l’accusa. Gli fu detto che aveva ucciso il proprio padre con una sega o simili implementare, ed è stato minacciato che le sue parti intime sarebbero tagliati con una sega, è stato detto alla corte. Le donne sono accusati di privarlo di cibo come una punizione, legandolo ad una sedia, e costringendolo ad aggredire l’altro ragazzo.