Selen, e’ex regina dell’hard: Ragazze costrette a fare sesso per 6 ore… Siffredi? un violento”

Luce Caponegro, in arte Selen – l’ex pornostar che per anni ha fatto sognare gli uomini di tutto il mondo – per i suoi 60 anni si è raccontata in un’intervista al Corriere della Sera e ha svelato alcuni retroscena inquietanti legati alla sua vecchia professione.

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L’ex diva dell’hard, che avrebbe ammesso di non avere alcun rimorso su quello che è stato, nel corso della carriera avrebbe assistito a scene che l’avrebbero spinta poi a lasciare nel 1999.
“Era brutto vedere le ragazze dell’Est costrette al sesso estremo sei ore di seguito per un capriccio del regista. Con una scena guadagnavano la paga di un anno a Budapest. Lo squallore, la droga… Ma circola anche nella tv dove c’è più ipocrisia che nell’hard. Ho fatto tutto alla luce del sole. Avevo un contratto capestro, gli ultimi tempi sono stati una tortura, la trasgressione era diventata un lavoro odioso. Ho dovuto fare film quando volevo smettere, cercando di costruire ciò che ho sempre desiderato, una famiglia”.
Selen parla anche del re dell’hard Rocco Siffredi. E non avrebbe parole lusinghiere: “Era violento”. Ora l’ex diva del porno ha aperto un centro estetico e ha due figli: “Sono una mamma felice”.

Emanuele Filiberto in Italia ha guadagnato 480 mila euro ma non paga le tasse allo Stato

Emanuele Filiberto di Savoia ha guadagnato in Italia circa 480 mila euro, ma non deve nulla allo Stato. Il principe è residente in Svizzera e non dovrà pagare l’imposizione fiscale di 480 mila euro guadagnati con spot e trasmissioni in tv. A scriverlo è oggi La Nazione Umbria secondo la quale a 48 ore dall’udienza in commissione tributaria a Perugia, l’Agenzia delle entrate ha ritirato l’accertamento avviato a carico del principe.

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In particolare l’Agenzia – si legge ancora sul quotidiano – riteneva Emanuele Filiberto fittiziamente residente all’estero, ma di fatto cittadino umbro per la proprietà di un’abitazione a Umbertide e l’iscrizione all’anagrafe quando si candidò alle elezioni. Di lì la contestazione secondo cui il principe aveva sottratto ad imposizione i compensi ricevuti. Lo studio Tanzi, che si occupa di diritto societario e fiscale internazionale, cui Emanuele Filiberto di Savoia aveva affidato la propria difesa dalle contestazioni, ha però dimostrato – spiega ancora La Nazione – come il comportamento fiscale tenuto dal principe «fosse conforme all’ordinamento tributario italiano e alla Convenzione contro le doppie imposizioni sottoscritta dal nostro Paese con la Svizzera».