“Gigi D’Alessio ha copiato mio padre”. L’accusa dal figlio del musicista morto 15 anni fa

Un caso di plagio o solo un caso? Siparietto ‘social’ tra Alberto Bertoli, musicista e figlio del cantautore sassolese Pierangelo Bertoli (morto nel 2002), e Gigi D’Alessio. Bertoli ha infatti postato su Facebook la copertina del nuovo disco di Gigi D’Alessio, di prossima uscita, con accanto quella di un disco di suo padre datato 1976, ‘Eppure Soffia’.

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I due frontespizi si assomigliano molto, in entrambi si vedono le rispettive carte d’identità dei cantautori, cambia solo la sfumatura del colore sullo sfondo. Alberto Bertoli ha così commentato su Fb: «Ciao Gigi D’Alessio sono il figlio del signore coi baffi. La copertina del tuo cd è molto bella, ma non so come mai ha qualcosa di molto famigliare… io e la mia famiglia ci chiediamo se sia un caso». Tra le centinaia di commenti che il post ha suscitato è arrivato anche quello di Gigi D’Alessio, dal suo profilo ufficiale: «Ciao Alberto, aldilà della grandissima stima artistica per tuo padre posso assicurarti che è solo un caso la mia copertina praticamente uguale a quella del grande maestro Bertoli. Questo mi conforta perché vorrà dire che il caso ha voluto farmi avvicinare ad un grande. Spero che il mio nuovo disco possa rimanere nella storia come tuo padre, che purtroppo non ho avuto l’onore di conoscere. Ti auguro tutto il meglio. Gigi». Poco dopo lo stesso Alberto Bertoli ha replicato a D’Alessio, chiudendo il caso in tono ironico: «Ciao Gigi D’Alessio, innanzi tutto mi scuso per le offese gratuite e ingiustificate che hai ricevuto su questa pagina. Ho sempre difeso le persone che si fanno il mazzo e che fanno lavorare gli altri. Il mio post è semplicemente frutto dello stupore per la somiglianza tra le 2 copertine. Ti mando un in bocca al lupo».

Maria De Filippi assolta dalle accuse di plagio: ‘Amici’ non ha copiato ‘La scuola in diretta’

Amici di Maria De Filippi non ha copiato il format tratto dal programma ‘La scuola in diretta’, andato in onda su Italia 1 tra il dicembre 1995 e maggio 1996: lo ha stabilito la Corte d’appello di Roma, confermando il parere espresso in precedenza dal tribunale di Roma e definendo così un lungo contenzioso iniziato nel 2004 dallo sceneggiatore tv Roberto Quagliano.

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Quagliano – ricorda una nota diffusa dai legali della De Filippi, Giorgio Assumma e Andrea Micciché – si era rivolto al tribunale civile di Roma sostenendo «di essere stato il creatore del programma ‘La scuola in diretta» e di «aver elaborato in un successivo format del 2001 tale programma, offrendone la realizzazione al direttore delle reti Mediaset Giorgio Gori, il quale aveva però declinato l’offerta». Successivamente però, «sempre a detta di Quagliano, la stessa Rti aveva iniziato la messa in onda di Amici, programma di cui la De Filippi si dichiarava autrice, ma che in effetti riproduceva, plagiandoli, gli elementi strutturali della ‘Scuola in direttà. Basandosi su tali presupposti la sua accusa di plagio», Quagliano aveva intentato l’azione civile a carico della conduttrice chiedendo il risarcimento danni.  Con una sentenza resa pubblica oggi, la sezione specializzata in materia di impresa della Corte d’appello di Roma, presieduta dal giudice Edoardo Cofano, ha accolto la tesi difensiva dei legali di Maria De Filippi e la ha assolta, condannando Quagliano al pagamento delle spese processuali.