Schiava del sesso costretta dall’Isis a mangiare suo figlio di un anno. “L’hanno servito col riso”

Una schiava sessuale dell’Isis sarebbe stata costretta a mangiare il proprio figlio, ucciso e cucinato dai terroristi. L’agghiacciante e doloroso racconto è stato portato alla luce dalla parlamentare irachena Vian Dakhill, l’unica di etnia yazida (né araba, né musulmana, e per questo vista come un’adoratrice del diavolo dallo Stato Islamico).

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La “schiava”, una delle donne riuscite a sfuggire ai fanatici, ha raccontato di essere stata rinchiusa in una cella per tre giorni senza acqua e cibo, al termine dei quali le è stato servito un pasto a base di carne accompagnata da riso. Dopo aver patito i morsi della fame, ha divorato il pranzo. Solo dopo l’ultimo boccone – ha spiegato la Dakhill all’emittente egiziana Extra News – le hanno detto: “Abbiamo cucinato il tuo bambino di un anno dopo avertelo portato via, è questo quello che hai appena mangiato”.
La madre costretta a mangiare il suo bimbo è anch’essa di etnia yazida, come la parlamentare. Donne e bambine di questa etnia sono state ridotte a schiave del sesso dall’Isis, mentre migliaia di uomini sono stati uccisi.

Angela Celentano “scomparsa nel bosco”: nuova indagine sul sogno premonitore

Si allargano le indagini sulla scomparsa di Angela Celentano, la bambina di 3 anni di cui si sono perse le tracce, il 10 agosto 1996, sul Monte Faito, nel Napoletano: il pm della Procura di Torre Annunziata, Sergio Raimondi, ha deciso di ascoltare, in qualità di persona informata dei fatti, la cugina di Angela, Rosa Celentano, figlia del fratello di Catello Celentano, papà di Angela.

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La decisione di ascoltare Rosa, e forse anche altri testimoni dell’epoca, è riconducibile alla volontà di approfondire alcune dichiarazioni, rilasciate negli anni passati, alle quali non si era attribuita particolare importanza. Rosa Celentano, che ora ha 34 anni, raccontò di avere fatto un sogno «premonitore», il giorno prima della scomparsa di Angela, nel quale la cuginetta «spariva» nel bosco. Parole alle quali non si diede peso.
Di Angela Celentano non si sono avute più notizie dal giorno della scomparsa. Ci sono state, invece, diverse segnalazioni. Una arrivò addirittura dal Messico, nel 2010. Una ragazza, che disse di chiamarsi Celeste Ruiz, si mise in contatto con la famiglia Celentano sostenendo di essere lei Angela. Inviò anche una foto sulla quale vennero fatte delle analisi. Da quel momento, però, anche di Celeste Ruzi non si sono avute più niente. Il governo messicano ha anche promesso una ricompensa (pari a 80mila euro) per chi fosse stato in grado di fornire notizie su Celeste.
Lo scorso 13 gennaio, l’avvocato Luigi Ferrandino, legale di Catello e Maria Celentano, i genitori di Angela, chiese al governo italiano «di farsi promotore di un’azione di sensibilizzazione nei confronti delle autorità messicane per procedere alla più capillare divulgazione della foto di Celeste Ruiz nel Paese», per informare i cittadini e aiutare le ricerche. L’incontro di Rosa con gli inquirenti, inizialmente programmato per oggi, si terrà la prossima settimana.

“Vi racconto le notti con Lapo”, parla la trans Patrizia

La rivelazione. Era assieme a Lapo Elkann la notte tra il 9 e il 10 ottobre 2005, quando il rampollo di casa Agnelli venne ricoverato in gravissime condizioni presso il reparto di rianimazione dell’ospedale Mauriziano di Torino, a causa di un’overdose per un mix di oppio, cocaina ed eroina dopo una notte in compagnia di più trans. Patrizia B., all’anagrafe Donato Broco, all’epoca 53enne, fu il primo a chiamare l’ambulanza.

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Ora, a distanza di 12 anni, ospite di Luca Telese a ‘Bianco e Nero’, su La7, Patrizia ha ripercorso la vicenda in un’intervista fiume. “Lapo è attratto dal mondo trans, adora le trans – afferma – Oltre al fatto di Manhattan (nel novembre 2016 Elkann venne arrestato e poi rilasciato dalla polizia di New York per aver simulato un sequestro, ndr) mi sembra che sia successo anche a Parigi e Milano. Gli piace il pericolo, è un ragazzo debole, ma con un grande cuore”. Patrizia racconta di aver conosciuto il rampollo per caso: “L’ho conosciuto casualmente a Corso Massimo a Torino – spiega – era alla guida di una grande macchina. Non mi piacque e lo mandai via. Non sapevo chi fosse, ma girava voce che c’era questo rampollo. Mi hanno spiegato come era fatto e ho capito di aver perso un buon cliente”. “Il suo giorno era la domenica – racconta ancora Patrizia – ma Lapo frequentava altre mie colleghe, era un habitué. Quando usciva non prendeva alcuna precauzione, cambiava sempre macchina, usava addirittura modelli che dovevano ancora uscire”. Patrizia svela inoltre alcuni dettagli dei loro incontri: “Veniva a inizio serata, verso le 11 – prosegue – faceva il sarto, si faceva consegnare delle forbici e poi faceva dei vestitini che noi dovevamo indossare. Eravamo sempre in tre, ci divideva i compiti. Un elemento così da solo non lo reggi tante ore, ci chiedeva di tutto”. Una serata con Patrizia poteva raggiungere cifre considerevoli. “Lapo non portava mai soldi con sé, pagava sempre il giorno dopo – chiosa – o in contanti, oppure staccava un assegno. Una serata, a seconda di come si prolungava, poteva costare dalle 2 alle 3mila euro a testa”. La sera tra il 9 e il 10 ottobre 2005, però, le cose andarono diversamente: “Era reduce da un’altra festa, con me c’erano anche una brasiliana e un travestito – spiega Patrizia – quella sera, come al solito presi la sua macchina per andare a prendere i soldi. Lui mi dava il bancomat con il pin, io ritiravo i soldi. 500 euro era l’importo massimo, poi andavo a comprare cocaina. Quella notte verso la fine ebbe come un mancamento. Mi disse ‘Posso stare a dormire da te?’. La mattina mi svegliai presto, lo sentii rantolare. Provai a scuoterlo, ma niente. Quando capii che non avrebbe risposto, chiamai il 118. Poteva passare dal sonno alla morte”. Dopo quella notte, Patrizia non è mai stata contattata dai famigliari o dai legali di Lapo: “Mai un ringraziamento, tranne una lettera anonima scritta su una carta elegante – rimarca Patrizia – e con una grafia che denotava una certa età. Credo fosse una persona anziana”. Dopo quella sera “ho perso tutta la clientela – conclude – c’è stato come un connubio, Lapo-Patrizia. Da allora non l’ho mai più sentito o visto”.

Ana Laura Ribas: “Vi racconto i miei primi 50 anni… senza rimpianti”

Ana Laura, 50 anni sono una tappa importante, cosa significano per te e come sei cambiata?
Agli occhi di tanti sono troppi, ma a me sembrano normali, mi fanno solo pensare che sono molto fortunata. Arrivare con il mio spirito e salute alla mia età è un privilegio da pochi. Non penso di essere cambiata, mi identifico molto con questa citazione che ho trovato su web ‘arrivare a 50 anni ha i suoi vantaggi e svantaggi, non riconosci le lettere da vicino, ma riconosci i coglioni da lontano’…

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Che ricordo hai di quando giovanissima sei arrivata in Italia come modella?
Ero felice da matti… Tutto, proprio tutto, era completamente diverso dal mio Brasile. Non capivo i termosifoni, i cappotti, questo vestirsi e svestirsi. Ho dovuto imparare tutto, persino la tradizione per la tavola, il saper mangiare bene. Ero perdutamente innamorata di questo Paese. Poi c’era Mike Bongiorno che mi ha cambiato la vita…
Tutti ti ricordano a “Ok il prezzo è giusto”, che esperienza è stata per te? Sentì ancora Iva Zanicchi?
Mi divertivo come una pazza, per me era un gioco dove guadagnavo. Iva mi adorava, mi trattava come una figlia ed io ero gasatissima. Infatti, tanta gente mi ricorda sempre per quelle quattro edizioni (dal ’94 al ’98) con Iva e mi fa sorridere, le ragazze mi dicono spesso ‘Mia mamma era pazza di te’ e invece i ragazzi ‘eri il mio sogno erotico’… io scoppio a ridere… Figuriamoci! Ho partecipato ai migliori programmi tv negli anni 90 e primi 2000. Raggiungevamo una audience che oggi se la sognano….
In pochi invece si ricordano che sei stata una delle prime veline, come era allora stare sul bancone di Striscia?
Non ero proprio consapevole di avere il ruolo più sognato di ogni ragazza italiana. Anche Striscia per me era un gioco. Allora le veline erano molto valorizzate, ed io, insieme a Simonetta Pravetonni siamo state le prime veline portatrici sane di un microfono, oggi è molto diverso…
E’ da poco ripartita l’Isola dei Famosi, la rifaresti? Chi è il naufrago che ti è rimasto nel cuore?
E’ stata una delle più belle esperienze della mia vita. Ci tornerei adesso, anche senza telecamere. Mamma mia quanti battibecchi.. Ribas attacca brighe.. lo facevo apposta e ridevo… Alla fine penso con tanto affetto a tutti loro, non ho un naufrago preferito.
Professionalmente parlando cosa ti manca oggi?
Non ho mai preso su serio questo cosiddetto mondo dorato dello spettacolo. Anzi, per me era solo un modo di divertirmi e guadagnare per girare il mondo… Ce l’ho fatta, ho visto quasi tutto il mondo con i miei occhi. Sogno realizzato. Però, una cosa vorrei fare… Il progetto c’è e mi piace molto…
Hai incontrato molte persone nel tuo percorso, che rapporto hai oggi con Lele Mora?
Ho sempre avuto un difetto pazzesco. Confondere affari con affetti. Mi affeziono alle persone, avendo la famiglia lontana ho bisogno di questo. Ho voluto un gran bene a Lele, credevo davvero di essere una sua amica, invece ho scoperto con il senno di poi che così non era. Pazienza, ci sono rimasta male. Ma va bene.
E con Simona Ventura?
Apprezzo molto Simona professionalmente per il suo coraggio di andare come concorrente in un programma dove lei era la regina. Le ho mandato un messaggino facendole gli in bocca al lupo. Anche se sono convinta che sarebbe una grande produttrice, autrice televisiva, lei sa di televisione come pochi. E’ stato come con Lele Mora… Solo che con lei è stato più doloroso il fatto.
Sei innamoratissima di Marco, tempo fa hai detto che lo avresti lasciato perché lo ami troppo, ma siete ancora insieme, cosa è cambiato nel frattempo?
Amo Marco come non ho mai amato nessuno. La nostra storia è una favola, un amore che non si riesce a raccontare, non si può… Troppo nostro. Non è cambiato nulla, penso sempre che la nostra differenza d’età sia contro natura in futuro
Anni fa hai lottato contro una brutta malattia, hai dovuto rinunciare alla maternità, ti manca non avere un figlio?
In verità non ho lottato, l’ho vissuta in maniera difficile ma serena, ripeto, sono una persona fortunata, illuminata. Un’altra verità è che non ho mai avuto l’istinto materno, mai avuto il desiderio di diventare madre. Dove sta scritto che una donna è completa solo se partorisce? Io sono una donna risolta, felice, ed è andata come doveva andare.
Solo qualche mese fa invece hai perso il tuo caro cane Gregorio, come è cambiata la tua vita?
La perdita di Gregorio è stato il dolore più grande della mia vita. E credimi, non è che la mia vita sia stata tutta rose e fiori. Vivere senza il mio Gogó è un martirio per me. Vent’anni insieme al mio bambino, è stata la scelta migliore che ho fatto. Le persone che amano e aiutano gli animali anche grazie ai social capiscono il mio dolore.
Come festeggi questo compleanno importante?
Sono ben 25 anni che non festeggio un compleanno con mia madre e i miei fratelli. Ho pensato che questo giro di boa era una buona occasione per festeggiarlo in Brasile. E poi sentirsi dire dalla propria mamma ‘felice compleanno bambina mia’ a 50 anni non ha prezzo…

Vladimir Luxuria: “Vi racconto perchè non ho fatto l’operazione ai genitali”

Nel corso di un’interessante intervista al settimanale ‘Grazia’, Vladimir Luxuria si è confessata e ha rivelato alcuni retroscena legati alla sua sessualità, compreso un periodo abbastanza pesante della sua vita nel 2009.  “Io ho sempre vissuto in equilibrio – ha raccontato su Grazia -. Poi, nel 2009, c’è stato un periodo in cui ho avvertito un malessere, e l’ho attribuito al fatto che, nonostante avessi già fatto qualche intervento chirurgico per il cambiamento di sesso, non avessi avuto il coraggio di arrivare fino in fondo.

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Allora ho deciso di cambiare anche i genitali, seguendo la lunghissima procedura prevista dalla legge italiana. Nel 2011 avevo trovato la struttura per operarmi, l’ospedale Federico II di Napoli”.  Ma poi, nel momento fatidico, è arrivata le decisione inaspettata: “A pochi giorni dall’intervento ci ho ripensato. Ho avuto paura, visto che è un’operazione molto dolorosa. Ma la verità è che non ero convinta. Lo avrei fatto per piacere più agli altri che a me. Oggi sono contenta della mia doppia identità. La fragilità. Passo sempre per battagliera. In realtà c’è una parte di me con la quale combatto da sempre. Basta un’offesa sui social che la ferita si fa sentire in profondità”, ha concluso.