Salta dal balcone sul tappeto elastico: la bravata finisce molto male

Che potesse finire così, lo doveva mettere in conto: quella che stava preparando non era un’impresa epica, ma semplicemente uno dei quei momenti tragicomici che, in breve tempo, ha fatto il giro del mondo rimbalzando da profilo in profilo sui social.

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Come si vede nelle immagini registrate da un gruppo di amici che volevano documentare il momento, una ragazza si lancia da un balcone del secondo piano: ad attenderla, per attutire la caduta, un tappeto elastico. Ma il balzo non ha l’epilogo che, almeno lei, si aspettava: dopo aver rimbalzato con violenza, la ragazza si ritrova scaraventata a gambe all’aria sull’erba. Gli amici le chiedono se sta bene, mentre lei continua a contorcersi dal dolore dopo aver sbattuto la faccia a terra. «No, non sta bene» commenta uno dei ragazzi che hanno ripreso la scena. A quel punto le immagini si interrompono e la giovane viene soccorsa. Il video, presumibilmente girato negli Stati Uniti, è stato pubblicato on line e ha già fatto il giro del mondo.

Scopre la figlia in costume su Facebook la picchia fino a lesionarle il timpano

Ha reso la vita della figlia e della moglie un inferno, arrivando ad alzare le mani anche per futili motivi. E’ stato condannato a due anni e sei mesi di reclusione il “padre padrone” finito alla sbarra a Treviso per aver picchiato più volte la moglie e la figlia. In aula sono state le due donne a ripercorrere quei mesi di violenza del 2013, costellati di botte e corse al pronto soccorso. tumblr_inline_nw02g4gvi41td2xvr_500

Attraverso il suo legale l’imputato ha fatto sapere di non aver mai negato gli episodi riferiti dalla figlia ma di aver sempre agito nel suo interesse da padre particolarmente protettivo. Tra gli episodi raccontati dalla ragazza, oggi maggiorenne, anche quello riferito al profilo Facebook che il padre le aveva controllato scoprendo delle foto in bikini. Immagini che avevano mandato su tutte le furie l’uomo, originario della Romania, che era arrivato a picchiarla fino a lesionarle il timpano.

Michelle Hunziker felice sui social: “Sono stata assolta, condannata la violenza”

Sorride sui social e finalmente si leva un peso Michelle Hunziker. «Sono estremamente felice perché questa sentenza assolve me e Max Laudadio e condanna la violenza». Michelle Hunziker commenta così la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Rimini dove la conduttrice e l’inviato di Striscia la notizia erano sotto processo su denuncia del talent scout Rodolfo Mirri, il quale aveva chiesto anche un milione e mezzo di euro di danni.

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La vicenda, ricordano da Striscia, «è nata nel 2010, quando un’inchiesta di Striscia ha denunciato il comportamento dell’agente che prometteva ingaggi nel mondo dello spettacolo in cambio di prestazioni sessuali a delle giovani alle prime armi. Il talent scout reagì denunciando entrambi per diffamazione e l’inviato anche per violazione di domicilio, sostituzione di persona, interferenza illecita nella vita privata e discredito e ostacolo all’attività professionale. Oggi sono stati assolti da ogni imputazione, e con questa sentenza è stata ricostruita la verità dei fatti, rimandando al mittente false accuse costruite a tavolino». «Chi sogna di fare il mio mestiere ha tutto il diritto di provarci senza doversi mai piegare ad alcun ricatto, tantomeno a quello sessuale! – ha detto la Hunziker – Sono felice perché le battaglie di Doppia difesa avranno nuove energie dopo questa sentenza e perché le giovani donne avranno più coraggio a dire di no ai soprusi».

Il dramma di Belen: “Persi un bimbo per la vergogna del video hard”

La storia di Tiziana Cantone continua a creare dibattito. In merito, questa volta, si è espressa Belen Rodriguez rispondendo ad una domanda sulla vicenda della donna suicida per un video hard, durante la presentazione di Striscia la Notizia, che condurrà, per una settimana, insieme a Michelle Hunziker.

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«Quando ho sentito la notizia del suicidio di quella ragazza mi sono messa a piangere perché una cosa del genere è successa anche a me e so che violenza sia, per due mesi non uscivo di casa per la vergogna e persi un bambino». «Su di me girò un video che forse sono l’unica a non avere mai visto, ero molto giovane – ha raccontato ancora Belen – feci di tutto per bloccarlo ma non ci fu verso e quando mi trovai davanti a un giudice, donna, lei mi disse ‘chi mi dice che non lo abbia messo in giro proprio lei per farsi pubblicità?’». Sulla vicenda ha risposto anche Michelle Hunziker che è impegnata in una associazione a difesa delle donne. «Dico sempre alla mia figlia più grande e lo ripeto a tutti i ragazzi che devono stare molto attenti, con quello che diffondono sui social – detto Michelle – anche mia figlia fu vittima di un brutto scherzo».

Litiga con i genitori a cena, esce e uccide una coppia: “Ha mangiato il volto di lei”

Si arrabbia durante una cena con i genitori, quando esce dal ristorante uccide una coppia e mangia il volto di lei. Il delitto choc si è consumato in Florida dove il 19enne Austin Harrouff ha ucciso a coltellate un uomo e una donna, accanendosi poi sul corpo di lei.

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Le vittime sono state più tardi identificate come John Joseph Stevens, 59 anni, e sua moglie, Michelle Karen Mishcon, 53. Il ragazzo ha avvertito i soccorsi dopo il delitto e, come riporta la stampa locale, è stato ritrovato dalla polizia in stato di alterazione. Trasportato in ospedale ha ammesso l’omicidio.  Si sarebbe trattato di un raptus, non ci sarebbe stata alcuna premeditazione. Il 19enne sarebbe uscito furioso dal ristorante dopo una cena con i suoi genitori e avrebbe poi sfogato la rabbia accanendosi sulla coppia che lascia una bimba piccola.I passanti hanno provato a fermare la violenza, ma era impossibile avvicinarsi al ragazzo. La famiglia e gli amici sono sconvolti da quanto accaduto: «E’ una storia senza senso, è sempre stato un ragazzo traquillo».

Prof fa sesso con l’alunno 17enne, poi la giustificazione choc

Fa sesso con uno studente di 17 anni e finisce nei guai. La professoressa 24enne Mary Beth Haglin è stata accusata di violenza su minore dopo aver abusato di un suo alunno.  In tribunale, però, la giovane insegnante si è giustificata dicendo che la scuola è in parte responsabile del crimine commesso.

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«Sapevano già da tempo, ma non l’hanno mai segnalato», sostiene la donna, come riporta Metro, «Io non sto scappando da tutto questo. Lo sto affrontando a testa alta». Ora la donna dovrà affrontare il processo ma non tace nei confronti della Washington High School di Cedar Rapids, Iowa, da cui è stata allontanata dopo che i fatti sono venuti alla luce.  «In passato sono stata con persone violente, forse l’ho fatto anche per questo. Ma l’ambiente della scuola non mi ha aiutato a frenare questa cosa». La scuola avrebbe potuta trasferirla, ma nessuno si è mai mosso in tal senso, denuncia. Inoltre, dopo essere stata allontanata da quella scuola, è stata riassegnata a un’alra nelle vicinanze. «Queste persone sapevano tutte cosa stava succedendo, ma hanno chiuso un occhio perché volevano proteggere la loro scuola e non volevano che la notizia arrivasse ai media».

La verità choc sui migranti, tra stupri e torture. Amnesty: “Da loro particolari agghiaccianti”

Amnesty International ha raccolto orribili testimonianze di violenza sessuale, uccisioni, torture e persecuzione religiosa, che confermano la scioccante dimensione degli abusi che migranti e rifugiati subiscono affidandosi ai trafficanti nel percorso verso la Libia e all’interno di questo paese. L’organizzazione per i diritti umani ha parlato con una novantina di migranti e rifugiati nei centri d’accoglienza della Puglia e della Sicilia.

A baby from Ethiopia sits in the middle of women from Ethiopia and Eritrea who pray and sing together during Sunday mass at the makeshift church in "The New Jungle" near Calais

Queste persone, arrivate in Italia dalla Libia nei mesi precedenti, hanno denunciato abusi da parte di trasportatori, trafficanti, gruppi armati e bande criminali. «Questi migranti e rifugiati hanno raccontato, con particolari agghiaccianti, l’orrore che sono stati costretti a subire in Libia: rapimenti, detenzione in carceri sotterranee per mesi, violenza sessuale, pestaggi, sfruttamento, uccisioni», ha dichiarato Magdalena Mughrabi, vicedirettrice ad interim del programma Medio Oriente e Africa del Nord di Amnesty International. «La loro testimonianza fornisce un quadro terrificante di ciò da cui chi arriva in Europa ha cercato disperatamente di fuggire». Centinaia di migliaia di migranti e rifugiati – attualmente oltre 264mila secondo l’Organizzazione internazionale delle migrazioni – si trovano in Libia, per lo più provenienti dall’Africa sub-sahariana, in fuga da guerre, persecuzione e povertà estrema e spesso in cerca di salvezza in Europa.  Secondo l’Alto commissariato delle Nazioni Unite per i rifugiati, circa 37.500 sono i rifugiati e i richiedenti asilo registrati, la metà dei quali siriani. «Nessuna persona in cerca di protezione dovrebbe andare incontro a rapimenti, torture e stupri in Libia. La comunità internazionale dovrebbe impegnarsi al massimo per assicurare in primo luogo che i rifugiati non si dirigano in Libia. L’Unione Europea e i governi su scala mondiale dovrebbero incrementare di gran lunga il numero dei reinsediamenti e dei visti umanitari in favore dei rifugiati più vulnerabili che si trovano in condizioni difficili e hanno poche prospettive future nei paesi prossimi al loro in cui sono fuggiti», ha commentato Mughrabi. Nonostante la formazione di un Governo d’accordo nazionale, sponsorizzato dalle Nazioni Unite, in alcune parti della Libia tra cui Bengasi, Derna e Sirte si continua a combattere. «Le autorità libiche devono prendere misure urgenti per ristabilire la legge e proteggere i diritti dei migranti e dei rifugiati. Il governo sostenuto dalla comunità internazionale ha preso impegni per il rispetto e il rafforzamento della protezione dei diritti umani: ciò significa che ha il dovere di chiamare a rispondere i responsabili degli orrendi crimini che avvengono sul suo territorio», ha sottolineato Mughrabi.   Grazie all’assenza di legge e alla violenza che continuano ad affliggere il paese, lungo la rotta sud-nord, dal deserto ai porti del Mediterraneo, si è imposto un redditizio traffico di esseri umani. Inoltre, almeno 20 delle persone intervistate da Amnesty International hanno riferito episodi di violenza da parte della guardia costiera e nei centri di detenzione della Libia. Molti migranti e rifugiati hanno descritto gli abusi subiti in tutte le fasi del viaggio, dall’arrivo in Libia fino a quando hanno raggiunto le città costiere del nord. Altri hanno raccontato di aver vissuto nel paese per anni, fino a quando si sono trovati nella necessità di fuggire a causa della violenza e delle minacce di bande di criminali, della polizia o dei gruppi armati.  Amnesty International aveva denunciato violenze da parte di trasportatori, trafficanti e gruppi armati già nel 2015, in un rapporto intitolato ‘Libia, un paese pieno di crudeltà’. La maggior parte delle persone con cui Amnesty International ha parlato ha denunciato di essere stata vittima di tratta di esseri umani. I migranti e i rifugiati sono presi dai trafficanti appena entrati in Libia o vengono venduti alle bande criminali. Parecchi di loro hanno riferito di pestaggi, stupri, torture e sfruttamento. Alcuni hanno assistito a uccisioni da parte dei trasportatori, altri hanno visto compagni di viaggio morire a causa delle malattie o dei maltrattamenti subiti.   «Quando arrivi in Libia, quello è il momento in cui inizia tutto, quando cominciano a picchiarti», ha raccontato Ahmed, 18 anni, proveniente dalla Somalia e arrivato in Libia nel novembre 2015 attraverso il Sudan. I trasportatori si rifiutavano di dare da bere e a volte sparavano a chi supplicava un goccio d’acqua, come è successo a un gruppo di siriani che stava morendo di sete. Il 28 giugno il Consiglio europeo ha approvato l’estensione per un ulteriore anno dell’operazione navale ‘Sophià nel Mediterraneo centrale, mantenendo l’obiettivo di contrastare i trafficanti e aggiungendovi quelli della formazione e dello scambio di informazioni con la guardia costiera libica e del controllo sul rispetto dell’embargo sulle armi alla Libia.  «L’Unione europea dovrebbe occuparsi meno di tenere migranti e rifugiati fuori dalle sue frontiere e concentrarsi maggiormente sulla messa a disposizione di percorsi legali e sicuri per coloro che sono intrappolati in Libia e cercano salvezza altrove. La priorità deve essere quella di salvare vite umane e per farlo occorre destinare risorse laddove servano per impedire ulteriori tragedie», ha concluso Mughrabi.

Johnny Depp-Amber Heard, lʼattrice fu arrestata per violenza

Il divorzio tra Johnny Depp e Amber Heard si arricchisce di un nuovo capitolo. A quanto riporta Tmz l’ex signora Depp, che ha accusato l’attore di violenza domestica, ha lei stessa alle spalle un’accusa per abusi. L’episodio risale al 14 settembre 2009 quando la Heard colpì l’allora compagna Tasya van Ree all’aeroporto di Seattle.

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L’attrice fu arrestata e comparve in tribunale per rispondere dell’accusa. All’epoca il pubblico ministero rinunciò a portare avanti il caso solo perchè le due donne vivevano in California, mentre l’episodio era avvenuto a Seattle, ma il giudice precisò anche che l’accusa poteva essere riaperta in caso di cattiva condotta.
Una rivelazione che potrebbe quindi rimettere in discussione gli abusi imputati da Amber all’attore. La Heard aveva infatti ottenuto, oltre al divorzio, anche un ordine restrittivo nei confronti della star proprio a seguito delle accuse di violenza. Al fianco di Depp si era schierata fin da subito l’ex compagna Vanessa Paradis, da cui il divo ha avuto due figli.

Kesha a nudo: “Ho combattuto contro depressione e disordini alimentari. Fa*** a chi mi odia…”

Kesha a nudo nel corpo e nell’anima. La cantante di “Warrior”, 29 anni, ha deciso di raccontarsi pubblicando su Instagram una foto senza veli accompagnata da alcune parole forti sulla sua vita e su quello che ha dovuto affrontare per apprezzare il suo corpo.

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“Oggi dico fa***lo, io vivo. Cosi oggi faccio questa scelta. E sono felice come una pasqua, dannazione. E un grande fa***lo anche a chi desidera l’odio su di me”, le parole del post. La cantante ha inoltre pubblicato una serie di fotografie della sua giornata trascorsa al mare dove ha paragonato il blu del mare quello della sua pace interiore. Alcune immagini finite in rete sono primissimi piani, ma il topless è intuibile e poi c’è una foto in cui Kesha è solo una sagoma che guarda l’orizzonte e alza il dito medio.
“Ho combattuto la depressione e i disordini alimentari per un po’ – scrive su Instagram – La mia carriera è in un momento strano e mi sento come stessi combattendo una battaglia ardua talvolta. Ma ho deciso di riprendermi indietro la vita, la libertà, la felicità, la voce, il valore. Non me ne starò quieta e nascosta. Oggi manderò a quel paese tutto e vivrò”. Il momento è particolare perché Kesha si trova in una battaglia legale con Sony e il produttore Luke Gottwald, il quale è accusato di violenza sessuale nel 2014. Gottwald si è dichiarato innocente.

Prof fa sesso con l’alunno 16enne alla vigilia delle sue nozze: arrestata per violenza sessuale

Si potrebbero scrivere interi trattati di psicanalisi sulla doppia personalità di Sara Domres, 28enne professoressa di inglese in un liceo di New Berlin (vicino a Milwaukee, nel Wisconsin) che per almeno nove mesi si è divisa tra quelli che, stando alle sue parole, dovevano essere i due amori della sua vita. Da un lato l’uomo che stava per sposare.

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Dall’altro quello studente minorenne della sua classe con il quale è andata a letto dall’aprile dello scorso anno a gennaio scorso e del quale doveva essersi invaghita a tal punto da scrivergli, in molti degli oltre mille messaggi inviatigli, di amarlo e di voler essere sua per sempre perché lui per lei significava il mondo intero. Tanto da passare una notte di sesso con lui alla vigilia delle nozze nella stessa serata in cui il futuro marito era alla festa d’addio al celibato. E spingendola a mandargli dei selfie anche durante la luna di miele, perché il suo amore per lui, come lei gli scriveva, sarebbe durato per sempre. La doppia vita di Sara è andata in frantumi a gennaio, quando alcuni compagni del suo amante 16enne hanno denunciato la tresca al distretto scolastico della New Berlin West High School. I vertici dell’istituto l’hanno licenziata immediatamente, mentre sulla vicenda è stata aperta un’inchiesta che nei giorni scorsi ha portato all’arresto con l’accusa di violenza sessuale nei confronti di uno studente minorenne. Accuse che Sara rigetta ma che potrebbero farla finire in prigione per sei anni. Pur dichiarandosi innocente, comunque, la professoressa era completamente consapevole dei rischi che correva, tanto che sul suo cellulare sono state trovate le tracce delle ricerche effettuate su Google per sapere queli fossero le pene detentive previste per gli insegnanti che vanno a letto con gli studenti. Rischi che comunque non l’hanno distolta dal suo “baby boo” (come lei chiamava il ragazzo) e che comunque non hanno intaccato, almeno apparentemente, l’appoggio del marito che nei giorni scorsi era in tribunale accanto a lei per sostenerla.Il sovrintendente del distretto scolastico, Joe Garza, ha scritto alle famiglie degli studenti per condividere la loro “frustrazione e delusione” per la vicenda e dicendo che non si sarebbe mai aspettato una tale violazione delle regole della società e della scuola da parte di un’insegnante di quella scuola. Regole davanti alle quali Sara non si è fermata: la sua passione era irrefrenabile.