Rimini, arrestato pedofilo. Aveva un dossier di 40 pagine su Yara Gambirasio

Un insospettabile impiegato 53enne di Rimini è stato fermato con l’accusa di pedofilia. Nel suo appartamento le forze dell’ordine hanno rinvenuto una gran quantità di materiale pedopornografico e hanno fatto fatica a credere ai propri occhi, pur essendo abituati a ritrovamenti del genere.

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In particolare, l’uomo conservava un vero e proprio dossier di quaranta pagine su Yara Gambirasio, la ragazzina di Brembate di Sopra uccisa nel 2011 e per il cui omicidio l’operaio Massimo Bossetti sta scontando la pena all’ergastolo.
Nell’orribile volume, il pedofilo conservava foto, ritagli e filastrocche oscene con riferimenti sessuali alla povera ragazzina. Il sospetto degli investigatori è che il materiale venisse condiviso con altri maniaci, e che vi sia una vera e propria rete molto estesa di pedofili dietro l’arresto dell’uomo ora detenuto nel carcere dei Cassetti di Rimini.

Yara, capelli di donna trovati sul corpo Rosita Brena: mia figlia era sua amica

Dopo tre giorni dalla sua entrata in scena nel caso dell’omicidio di Yara Gambirasio, Rosita Brena, la donna il cui dna mitocondriale coincide con il capello incastrato fra il giubbino della vittima e il terreno del campo di Chignolo dove è stato ritrovato il corpo della ragazza, ha spiegato la sua versione a “Pomeriggio Cinque”.

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“Mia figlia andava a scuola con Yara – ha spiegato la donna a una giornalista del programma di Barbara D’Urso – Erano nella stessa classe, per cui mi sembra più che probabile che ci fosse un capello di mia figlia sul suo corpo, perché ovviamente le ragazzine si abbracciano, si sta insieme in classe e può essere che sia successa questa cosa. La cosa più ovvia è questa”. La donna, inoltre, ha lo stesso cognome di Silvia Brena, la maestra di ginnastica di Yara che ha lasciato sul polsino del giubbino il suo Dna e, in merito all’ipotesi che fosse sua parente, ha chiarito: “Non sono parente di Silvia Brena. Non ho parenti che si chiamano con questo nome. Non so neppure chi sia”.